Pensiero numero centocinquantuno

La protesta è un atto intestino dell’essere umano. E’ qualcosa di talmente spontaneo e talmente umano che difficilmente la si può canalizzare al 100%. Non sono mancati nel mondo e nella storia occasioni di questo processo di imbrigliamento. E si spera che non succedano altro volte. Ma alla fine non si può prescindere dal fatto che della protesta non si può fare a meno.
Se non si protestasse la gente che comanda non potrebbe capire se quello che fa sia giusto o meno. Sia ben fatto o meno.
Meglio però che la protesta sia spontanea e non pilotata. E’ troppo brutto quando le cose non sono naturali.

Pensiero numero centoquarantasette

L’uomo solo al comando fa come il numero novanta nella tombola: la paura più assoluta.
Alle volte chi ti sta di fronte e di norma può essere una rogna come la propria moglie o i propri genitori non è fino in fondo un problema a cui ovviare con una esclusione.
Non si è completi nella vita quando si è soli dall’alba al tramonto.
Non si può fare un buon servizio a se stessi e al proprio avvenire, senza togliere la gente che ti gira intorno, se si esclude il dissenso e la discussione.
Sono il sale della vita…

Pensiero numero centotredici

“Però” di Trilussa recitata e spiegata da Gigi Proietti

Però…
Tanta somiglianza con un tempo passato che per chi scrive c’è la tradizione di non volere ma non c’è la prova vivente che la cosa debba essere evitata.
Perché è proprio questo il fatto: se tu sei una persona a cui hanno detto che quel momento della storia del paese non ci deve essere, magari una generazione da retta, quella dopo gli scappa qualcuno. Ma prima o poi voglia o non voglia ci si ricasca.
Perché le persone sono desiderose di ordine quando intorno regna il disordine. Se ci fosse più disordine, il caos prenderebbe il sopravvento. Quindi si va alla ricerca di ordine. E il primo che passa pronto a darti l’ordine desiderato lo accogli più di un figlio.
E se dice di toglierti un braccio lo fai anche. E se ti dice che devi ammazzare un certo vicinato perché deturpa il panorama lo fai, tanto alla fine la responsabilità non è mica tua.
Mentre invece non si sa quanto ci si illude. Perché alla prima occasione l’uomo forte che da gli ordini scappa con una valigia di preziosi accumulati con la storia delle tasse. E lascia tutto alle ortiche…
E il proveruomo con la sola voglia di avere un poco d’ordine si ritrova in un processo, come imputato.
Però ho fatto ordine, si dice l’imputato.
Però l’ordine c’era da prima che tu agissi…

Pensiero numero centodieci

Intervista a Frédéric Martel

Ciò che vedete è il frutto di una volontà.
Queste righe sono il desiderio di riuscire in una missione particolare: scrivere.
Ma come tutti i desideri, e quindi i tentativi conseguenti, hanno l’intralcio di trovarsi di fronte la realtà che nella maggior parte dei casi ammazza, più che aiutare.
Non vuol dire che l’aiuto sia obbligatorio, ma che per lo meno la falciatura orizzontale a cui i desideri sono irreparabilmente condannati non sia così radicale e invasiva.
Nella maggior parte dei casi chi coltiva una passione si ritrova a fare i conti con i conti. E alla fine sono questi ultimi che vincono.
Se magari si vedesse l’angolo positivo delle aspirazioni del singolo, una energia che altrimenti sarebbe filtrata e sfruttata in minore intensità su altri lavori o occupazioni, magari le cose sarebbero diverse.
Magari le persone potrebbero rendere più di quanto rendano occupate altrove. Principalmente in qualcosa accettato obtorto collo.
Non tutti possono fare quello che vogliono, pena l’anarchia. Ma lasciare le briglie, perché no?

Pensiero numero centonove

C’è tanta gente che spera in un raggio di sole.
E sono tutte persone che viaggiano da un capo del mare all’altro.
Sono forse il prezzo dell’orgoglio? Si paga il fatto di sentirsi il miglior modo di governare il tempo e lo spazio e la civiltà?
In fondo non c’è della cattiveria. C’è una speranza. E la volontà di dare un modo migliore di vivere la propria vita in mezzo agli altri, oltre che un mondo migliore…
Magari hanno ragione quelli che dicono che tutte queste genti non c’entrano nulla con loro.
Magari ci si approfitta di una way of life e di pensiero della persona in quanto singolo. Insomma: ci si marcia…
E poi se ci si mette che si viene praticamente lasciati soli ad affrontare il problema, non si può negare che il cittadino comune non si sente tutelato, sicuro.
Si può dimenticare che la delinquenza è il primo approdo per la sopravvivenza per tanti uomini e donne che sono spinti da un sogno, una speranza?
E come canta una cantante:

cielo se mi senti almeno tu,
lascia che sia un angolo di blu

Pensiero numero centotre

Una canzone può evocare mondi lontani. Luoghi che nemmeno ti immagini…
Oppure riesce a stimolare in te forza e aggressività da dover poi reprimere, perché sembreresti matto.
Ma chissà perché i cantanti e i musicisti continuano a farci sognare.
E tra di loro pure.
Verrebbe poi da chiedersi qual’è la giusta alchimia per rendere una canzone sognatrice.
Certamente pagherebbero in molti quella formula.
C’è già chi la possiede. Ma non la dice a nessuno.
Il motivo? Semplice: devi guadagnartela, la fama…

Pensiero numero centouno

Gianluca Nicoletti: Sanremo è “festa del santo patrono” in Italia

E’ proprio vero quello che dice Nicoletti.
Infatti da più parti c’è stata l’euforia di vivere quelle serate dove Carlo Conti ha diretto e condotto come se non ci fosse un domani…
Molto probabilmente ci saranno state delle massaie che hanno evitato accuratamente di avere la serata impegnata da incombenze di casa per guardarsi con calma e godimento – perché no? – quel momento televisivo dove non esistono distinzioni…
Naturalmente ci saranno stati anche altri uomini e donne, con lavori diversi che piuttosto di doversi sorbire clientela o altri impegni si sono guardati la bravura di Virginia Raffaele, la svampitezza di Garko e la tranquillità di Madalina.
Carlo Conti è inqualificabile… ma non in negativo.