Pensiero numero centoquarantanove

Guardare gli altri è fra le varie cose un modo di approcciarsi alla vita e capire cose a cui nella peggiore delle ipotesi non si mette nemmeno l’attenzione dell’immaginazione.
Se però poi io passo il limite della possibilità delle persone di non dover rendere conto alle persone se non le persone preposte all’ordine e alla sicurezza io non faccio qualcosa di bello.
Non si può però dire che è una cosa che non si può fare, perché in qualche caso le si fa queste cose. Ma in quel caso io non faccio qualcosa di consentito, perché tolgo alla gente una libertà.
Dovrebbero esserci situazioni che dovrebbero far capire quando si toglie alla gente quel pezzo di vita tutto proprio, perché è facile fare qualcosa che non ci crea danno ma crea danno solo agli altri.

Pensiero numero centoquarantasette

L’uomo solo al comando fa come il numero novanta nella tombola: la paura più assoluta.
Alle volte chi ti sta di fronte e di norma può essere una rogna come la propria moglie o i propri genitori non è fino in fondo un problema a cui ovviare con una esclusione.
Non si è completi nella vita quando si è soli dall’alba al tramonto.
Non si può fare un buon servizio a se stessi e al proprio avvenire, senza togliere la gente che ti gira intorno, se si esclude il dissenso e la discussione.
Sono il sale della vita…

Pensiero numero centoquarantasei

Dare il tempo, come dice una barzelletta, è sinonimo di dire a qualcuno di ritmare per un ballo o un canto. Ma dare il tempo, nella realtà della vita, è principalmente offrire una merce rara a qualcuno che magari non la merita.
Non lo si può sapere a priori se si è bravi dispensatori di tempo. La sicurezza la si acquisisce solo con il tempo. Che magari qualcuno ci ha gentilmente e amorevolmente concesso.
Si tratta proprio di un circolo che si chiude in se stesso e si perpetua dal tempo dei tempi.
E qualcuno lo avrà iniziato questo circolo. Ma non si riesce a capire quando esattamente.

Pensiero numero centoquaranta

Un desiderio può uccidere.
Soprattutto quando il periodo in cui si possono realizzare si avvicina.
Alle volte si prende il desiderio per la sola cosa a cui attaccarsi. Quando magari ci sono cose più importanti, come una bambina che sviene a scuola perché vive nella più assoluta povertà e non ha nemmeno mangiato la giornata prima.
Basterebbe un grammo del singolo desiderio di qualcuno che ne ha fin troppo per rendere speciale la vita di una persona che magari deve fare la coda per un pasto alle mense comuni.

Pensiero numero novantaquattro

Non si vuole certo fare a gara tra chi ha la religione migliore.
Ma non si può non dire che è una forma leggermente distorta il martirio per la causa che si segue.
La scintilla viene dalle tante esplosioni che i media raccontano succedere nel mondo.
Di sicuro c’è che sono fatti determinati da una sottile volontà di istillare terrore nella gente. Perché se passa il messaggio che le esplosioni possono succedere dovunque, allora si avrebbe paura di uscire di casa, di fare quello che si fa solitamente nella propria vita.
Perfino di professare tranquillamente la propria fede, laica o religiosa che possa essere.
Urge una ripetizione: non c’è gara qui tra fede e fede. Ma c’è la volontà di ricordarsi che alle volte non bisogna spegnere il cervello fino ad un punto irreparabile. Non si può in nome del dio denaro, o di un Dio in senso spirituale, derogare a tutto e a tutti.
Soprattutto alla vita umana del proprio più o meno prossimo.