Pensiero numero novantanove

Lo Youtuber di oggi

Si può dire fino ad un certo punto che l’età è uno stato mentale, come afferma uno dei protagonisti del video.
Perché non si può negare che un organismo vivente, come è l’uomo, segue i tre passaggi: nasce, cresce e muore.
La morte non la si augura a nessuno. Ma è un passaggio con cui bisogna fare i debiti conti.
Lo sono anche gli altri due passaggi qualcosa con cui si fanno i conti, anche se in questi due casi contano i genitori, pur con le debite proporzioni.
La giovinezza fa parte della crescita, fino a prova contraria. Tutti si è giovani. Ma non si può fare dentro di essa lo stesso processo, cioè considerarla come un organismo a se stante? In fondo è un target di mercato…
Si può provare.
La giovinezza nasce quando ci si prepara ad essere adulti. Cresce mentre ci si perfeziona. E può rimanere come stato mentale.
Però guai farne una condizione sempreverde, nella propria vita: la morte, cioè la sparizione di quell’età, di quello stato mentale, è inevitabile…
Detto in altre parole: l’imborghesimento è inevitabile. La camicia, il maglioncino e le scarpe scamosciate, chi prima chi dopo, sono una tappa in cui non si può non cascare.
Magari anche un figlio, ma ci vuole la persona giusta…
Comunque, si fa il cosiddetto ‘borghese’ anche solo una volta, anche solo per cinque minuti.
Si finisce a farlo.
Quindi l’età mentale rimane, ma viene chi più chi meno condizionata da tanti fattori. E ognuno ha i suoi…

Pensiero numero quarantotto

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2° parte: Lina Bolzoni e il Theatro

Come si può pensare che la cultura sia qualcosa di finito?
Già di per sé questo scritto è parte di una cultura che si crea nell’atto di scrivere. E che quindi sfata il mito della cultura finita.
Perfino Google nasce dal progetto di dare ordine al disordine. Di togliere dal mare della caoticità tutto lo scibile che transita per Internet.
E’ però bello che qualcuno abbia provato a fare della cultura un sistema chiuso, anche se chiuso nella sua accezione di controllato e controllabile dal canto dell’imbrigliamento e del catalogare necessario. A che cosa? Al non perdersi all’interno e al non perdere quello che altrimenti andrebbe perso nella ricerca.
Bene venga sapere che qualcuno ha fatto qualcosa di simile e bello sarà, per chi comprerà il libro, godersi tutta la storia.

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Giulio Camillo su Wikipedia