Pensiero numero centoventidue

Una volta si faceva differenza tra chi ascoltava o meno la radio
Dopo la differenza tra radio locale e radio estera
Successivamente tra chi ascoltava la radio e chi si informava con la televisione.
Il passaggio dopo è stato tra chi guardava o meno la televisione.
Poi si è passati alla differenza tra il primo e il secondo canale in tv.
In parallelo è arrivata la differenza tra radio pubblica e radio privata.
In sequenza tra televisione pubblica e privata.
Discrepanza successiva tra chi la televisione e chi computer.
Da qui in poi due direzioni: la tv generalista e la tv satellitare; computer in registrazione e computer in streaming.
La cosa si è riunita con televisione via etere e televisione via internet.
Alla fine non poteva mancare tra internet in streaming gratis e internet a pagamento.

Di qua a questo passo ci sarà la differenza tra televisione terrestre e televisione extraterrestre…

Pensiero numero novantotto

Sarebbe bello sapere cosa ci si aspetta dall’estate che sta per arrivare. Proprio l’estate 2016…
Come al solito non mancheranno i tormentoni musicali, oppure quelli televisivi.
Ci potrebbe magari essere una inversione di tendenza da parte dei servizi radiotelevisivi, che potrebbero cercare qualcosa di meglio che la classica serie tv denominata “La nostra amica” e via dicendo, a seconda dell’animale di turno.
E’ vero che durante l’estate gli investimenti sono ridotti al minimo. E che comunque dei contenuti, chi più chi meno, vengono forniti.
Solo una cosa: non si scada nella ripetizione degli altri anni. Se esistono dei creativi che stanno studiando per la prossima stagione estiva, un pizzico di differenziazione e di interazione tipo radiofonica ci potrebbe stare.

Pensiero numero ottantadue

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Giochi a premi: stop agli spot pubblicitari

La pubblicità è l’anima del commercio. Però in questo caso si può dire è che un tantino esagerato…
La salute delle persone la si può minacciare anche pubblicizzando il troppo cibo, se questo diventa il compensativo di insoddisfazioni personali. Ma almeno questo divieto, come azione per una maggiore salute pubblica, non è sbagliato.
Per tante categorie ci sarà una informazione di meno su qualcosa che si vede dappertutto. Ma per tante altre, che fuori da quegli orari, a volte, cercano ristoro per la propria inquietudine, non ci sarà altro che la vecchia normalità.
La notte, televisivamente e radiofonicamente parlando, è ricchissima di pubblico. Non vale per tutti il fatto di finire a letto come le galline, cioè alle 22 dell’emendamento. E proprio quelli possono essere i soggetti più delicati.
Non si tratta di dire che il gioco è sbagliato. E’ sbagliata l’educazione che se ne da. Principalmente da chi quei giochi li fabbrica, li tutela e li distribuisce.
Di certo gli esercenti singoli qualcosa fanno per non dilagare nella disperazione. Ma sono gocce nell’oceano. Ci vuole un fiume tumultuoso, in questo caso…