Pensiero numero centonove

C’è tanta gente che spera in un raggio di sole.
E sono tutte persone che viaggiano da un capo del mare all’altro.
Sono forse il prezzo dell’orgoglio? Si paga il fatto di sentirsi il miglior modo di governare il tempo e lo spazio e la civiltà?
In fondo non c’è della cattiveria. C’è una speranza. E la volontà di dare un modo migliore di vivere la propria vita in mezzo agli altri, oltre che un mondo migliore…
Magari hanno ragione quelli che dicono che tutte queste genti non c’entrano nulla con loro.
Magari ci si approfitta di una way of life e di pensiero della persona in quanto singolo. Insomma: ci si marcia…
E poi se ci si mette che si viene praticamente lasciati soli ad affrontare il problema, non si può negare che il cittadino comune non si sente tutelato, sicuro.
Si può dimenticare che la delinquenza è il primo approdo per la sopravvivenza per tanti uomini e donne che sono spinti da un sogno, una speranza?
E come canta una cantante:

cielo se mi senti almeno tu,
lascia che sia un angolo di blu

Pensiero numero centosei

Non è un bel momento per il mondo dei migranti.
Adesso c’è gente che li odia, tutti loro.
E l’odio nasce dal fatto di essere gente che vuole una patria, anche se solo uno spicchietto di essa, che già appartiene ad altre persone. Le quali si vedono derubare il proprio posto al sole.
Hanno forzato una barriera di confine?
Si può dire di essere fortunati. Poteva capitare anche di peggio, che rompere una barriera di confine.
Ma però la barriera è rotta. E da adesso le cose saranno certamente diverse.
E’ finita la passività. E’ finito il rispetto delle regole.
Adesso basta, devono aver detto tra di loro.
Nessuno vuole morire, né in un campo profughi né altrove.
Ma per vivere, se necessario, il martirio non è una prospettiva da cancellare.
Essere il simbolo di una libertà conquistata: chi si fa avanti?
Certamente pochi. Quasi nessuno. Perché tutti hanno famiglia.
E poi già un bambino, sul mare, ha fatto il giro dei teleschermi…

Pensiero numero centocinque

Barriera tra Grecia e Macedonia abbattuta dai migranti

La stanchezza è davvero tanta. Sia da un lato sia dall’altro…
Un posto al sole è la conquista di chiunque oltre ad essere il titolo di una serie televisiva di discreto successo.
Ciascuno vuole essere felice, o per lo meno i propri cari se non lui.
Ma questo non significa che sia legittimo fare quello che hanno fatto i migranti, in questo caso.
Si è rotta la legittimità dei confini. Si è valicata la territorialità.
E sotto sotto ci si è rotti le scatole di vivere nel merdume che obbligatoriamente certi paesi accoglienti offrono, per la maggiore con sfinimento.
Da italiano non si può dire che si è stufi di essere un ghetto per determinate persone. Che vorrebbero soltanto un poco di felicità e sono “arrivate tardi”, rispetto a tanti altri soggetti a loro precedenti.
Non si riesce a capire da parte di altri paesi che si è al collasso, al caos più totale?
Che le procure e tutti gli organi preposti devono lasciar stare la propria gente per occuparsi dei migranti?
Se ci sentite, altri paesi, dateci una mano. Il possibile, non lo straordinario.
Si sa già che per i miracoli ci si deve attrezzare…

Pensiero numero ottanta

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Intervista a Babbo Natale

Babbo Natale, come simbolo natalizio, è molto occidentale.
Infatti la sua figura si rifà a San Nicola, un vescovo del passato, che per aver riportato in vita dei bambini ebbe l’appellativo di “protettore dei bambini”.
E’ presente solo in alcune culture. Per tutte le altre le cose cambiano, a cominciare dal calendario delle festività.
Sarebbe curioso sapere a quanti appartenenti ad altre religioni, che vivono in occidente, il Natale piace come festività in senso pagano. In fondo, per un bambino, un nonno vestito di rosso non dovrebbe essere una traviatura dal proprio credo religioso. Ma non si sa mai…
E sarebbe altrettanto bello che, quest’anno Babbo Natale esaudisse anche quelle richieste, arrivate sicuramente, di tanti bambini che vorrebbero qualcosa per i bambini migranti. Magari anche solo un cioccolato caldo e un biscotto alla cannella. L’importante è che non ci sia della tristezza sul volto di tanti piccoli alla ricerca di un posto al sole per crescere in pace.

Pensiero numero quarantasette

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Youreporter: i video del momento

Chissà perché fermarsi a guardare chi si trova in una brutta situazione ha un che di particolare. Tu te ne stai tranquillo a casa tua, davanti al tuo computer a digitare mentre fuori il sole splende e non c’è un filo di pioggia che distrugge la tua macchina o la tua casa. Tu fai il tuo porco comodo, mentre il mondo va avanti e una parte di questo ha l’acqua in casa o magari l’acqua non ce l’ha proprio, come Messina in Sicilia. Non ci si sente leggermente sporchi?
Non sarebbe necessario fare qualcosa per tutte quelle situazioni di pericolo?
Nel piccolo di essere un internauta, si può fare un appello a tutte quelle persone che adesso sono al caldo o all’asciutto, o tutte e due insieme: preparatevi a certe calamità. Non siate come quelli che tanto tutto va bene Madama la Marchesa. Documentatevi su come mettersi in sicurezza quando succedono calamità a cui si sa un territorio essere soggetto. E se voi da soli non potete, spingete la vostra classe dirigente locale a fare tutto il necessario. Altrimenti per quale motivo vengono pagati sindaco e assessori?

Pensiero numero sette

La Chiesa apre le porte delle sue parrocchie ai migranti

C’è solo una cosa da dire in questo caso: la società italiana, principalmente, e poi quella europea, prendano atto che la migrazione supera il fatto dei migranti. Ciò vuol dire che c’è uno spostamento in atto e ci si deve attrezzare legislativamente ed economicamente per tenere a bada il tutto.
In questo momento la Germania e pochi altri paesi stanno vedendo una opportunità piuttosto di una disfatta nei migranti. Si capisca, e magari loro lo hanno capito in pieno, che vale il detto “piegati giunco che passa la piena”. Non si lasci a se stante un problema sostanziale e substanziale a cui magari qualcuno aveva detto qualcosa a riguardo: in quanto comunità libera si vede in essa quello che all’inizio del ventesimo secolo si vedeva nei grandi continenti come l’America e, anche se più piccola, l’Australia.