Pensiero numero centocinquantaquattro

Prima di cominciare a fare qualche cosa è giusto pensare ai pro e ai contro. Perché nel caso in cui un pro e un contro siano di troppo nella scelta che uno deve fare, è bene sempre comunque evitare quella scelta. E quella scelta farebbe ottenere il pro che si vorrebbe ma porterebbe ad avere contro dannosi non solo per se stessi ma anche per tutti quelli che ci stanno intorno.

Pensiero numero centocinquantatre

Non si può credere a qualcosa fino a quando veramente non la si è provata sulla propria pelle. Perché credere a prescindere o credere per parola altrui non è sempre la cosa migliore. La parola altrui è condizionata da un esperienza altrui e quindi è qualcosa di altrui per principio. Non è una cosa propria. Tutto ciò che deve appartenere deve essere proprio come le esperienze, come gli errori e come tutto il resto di cui è costellata l’esistenza.

Pensiero numero centocinquantadue

Difficilmente ci si rende conto di quanto può essere facile alle volte ottenere qualcosa dall’esistenza. Non è necessario cercare il pelo nell’uovo in tante situazioni, ma basta semplicemente provare a sintonizzarsi sulle frequenze dell’esistenza personale senza mai tralasciare il fatto che la propria vita, il proprio cuore, le proprie esperienze e le proprie credenze sono la base portante della propria evoluzione e del proprio sviluppo a 360°.

Pensiero numero centoventinove

Come nel caso in cui non si sa come ci si senta e come si interpreti la realtà fuori o dentro la realtà genitoriale, altrettanto nella realtà da terremotato è difficile, molto difficile, dire quello che esattamente si prova a non avere ne casa ne tetto. Essere spiazzato perfino delle cose strettamente necessarie. Vivere dentro una tenda di primo soccorso e sperare che l’inverno non arrivi mai per dover lasciare la propria terra magari ricollocato in una regione e su un terreno diverso.
Non è sbagliato il lavoro giornalistico che valenti cronisti fanno per diffondere le notizie e gli accadimenti di un luogo del paese. Ma alle volte è sbagliato l’utilizzo che se ne fa partendo dal classico bar sport.
Chi dice principalmente che lo stato non esiste dovrebbe andare da quei terremotati e sentire quanto quello stato non sia presente con i suoi volontari. Che li aiuta anche se solo per i primi soccorsi. E’ giusta la polemica di una mancanza di controllo, ma non si può dire che si lasci la gente in mezzo alla strada.
Quello che poi andrebbe detto, magari, è che se per primi i cittadini non facessero i furbi ad oltranza nel dare sicurezza tanto nel privato quanto nel pubblico, magari si farebbero lavorare di più le ditte edili e poi non ci sarebbero i soliti pianti greci per le case crollate quando erano invece a norma, pareva, e non sarebbero dovute crollare…

Pensiero numero centoquattordici-Referendum2016

L’Italia ha speso fior di quattrini per fare un referendum. Cioè quello sulle trivelle.
La domanda che salta all’occhio e alla bocca può essere principalmente questa: come mai non c’è stata spending review anche sulle procedure di esecuzione del referendum?
Non è possibile che perfino il Presidente del Consiglio si sia lamentato per i famosi 300 milioni di Euro necessari a far votare la gente.
Beneinteso: non bisogna togliere il fatto di votare. Ma bisogna trovare nuovi modi di far esprimere la gente riguardo le cose della cosa pubblica.
Naturalmente a chi venisse in mente di passare al televoto in stile televisivo verrebbe volentieri voglia di urlare “Che c**zo stai dicendo”. Perché la democrazia non è la stessa cosa che fare lo spettatore ad “Amici” di Maria de Filippi o a “Ballando con le stelle” sulle reti Rai (mi si scusi il doppio esempio ma si tratta di par condicio televisiva).
La democrazia è una conquista importante, per non dire fondamentale. E votare, cioè poter dire la propria su quello che succede nei palazzi del potere se non per farne la loro composizione, è un diritto che in altri paesi molti ci invidiano. Come lo invidiano ad altri paesi dove è garantito.
La questione è adesso se questo tipo di azione della gente comune debba andare in pensione o meno, visto il bistrattamento subito stavolta.
Bisogna fidarsi troppo dei propri governanti e non aver possibilità di intervenire sulle questioni del governo? Bisogna spendere questi soldi di referendum quasi a fondo perduto? Bisogna modernizzare il sistema del voto? Sono tante le domande che nascono, e che nascerebbero. Il problema adesso è chi ha voglia di raccoglierle…

Pensiero numero centododici

Se siamo in guerra o meno non si sa.
Si sa soltanto che ci sono delle persone che non ci vogliono bene. Anzi: ci vogliono molto male.
Se ci volessero bene, o per lo meno ci rispettassero, non farebbero esplodere la loro gente nel continente. Non farebbero strage di vite umane in nome di non si sa che cosa.
Perché alla fine non si sa nel sentire comune quale sia l’ideale di tutta questa gente.
Ad una rapida occhiata sembrerebbe il potere. La paura da istillare nel proprio vicinato geografico.
Trionferanno?
Difficile dirlo. Perché sotto sotto, tra le ceneri del bivacco, la gente locale è arrabbiata e odiosa verso tutta quella gente che sta cercando un posto al sole sul territorio dei locali e si trova addosso la disgrazia di essere quasi uguale agli attentatori.
Odio contro odio? O è forse meglio dire “odio contro voglia di potere”?
Alla fine però, come ha detto Makkox a “Gazebo” in uno dei suoi racconti disegnati, la cosa migliore è prendere un gessetto e testimoniare la propria indifferenza a tutti quegli imperialisti che vogliono in terrore intorno a loro.

Pensiero numero centodieci

Intervista a Frédéric Martel

Ciò che vedete è il frutto di una volontà.
Queste righe sono il desiderio di riuscire in una missione particolare: scrivere.
Ma come tutti i desideri, e quindi i tentativi conseguenti, hanno l’intralcio di trovarsi di fronte la realtà che nella maggior parte dei casi ammazza, più che aiutare.
Non vuol dire che l’aiuto sia obbligatorio, ma che per lo meno la falciatura orizzontale a cui i desideri sono irreparabilmente condannati non sia così radicale e invasiva.
Nella maggior parte dei casi chi coltiva una passione si ritrova a fare i conti con i conti. E alla fine sono questi ultimi che vincono.
Se magari si vedesse l’angolo positivo delle aspirazioni del singolo, una energia che altrimenti sarebbe filtrata e sfruttata in minore intensità su altri lavori o occupazioni, magari le cose sarebbero diverse.
Magari le persone potrebbero rendere più di quanto rendano occupate altrove. Principalmente in qualcosa accettato obtorto collo.
Non tutti possono fare quello che vogliono, pena l’anarchia. Ma lasciare le briglie, perché no?