Pensiero numero centoquattordici-Referendum2016

L’Italia ha speso fior di quattrini per fare un referendum. Cioè quello sulle trivelle.
La domanda che salta all’occhio e alla bocca può essere principalmente questa: come mai non c’è stata spending review anche sulle procedure di esecuzione del referendum?
Non è possibile che perfino il Presidente del Consiglio si sia lamentato per i famosi 300 milioni di Euro necessari a far votare la gente.
Beneinteso: non bisogna togliere il fatto di votare. Ma bisogna trovare nuovi modi di far esprimere la gente riguardo le cose della cosa pubblica.
Naturalmente a chi venisse in mente di passare al televoto in stile televisivo verrebbe volentieri voglia di urlare “Che c**zo stai dicendo”. Perché la democrazia non è la stessa cosa che fare lo spettatore ad “Amici” di Maria de Filippi o a “Ballando con le stelle” sulle reti Rai (mi si scusi il doppio esempio ma si tratta di par condicio televisiva).
La democrazia è una conquista importante, per non dire fondamentale. E votare, cioè poter dire la propria su quello che succede nei palazzi del potere se non per farne la loro composizione, è un diritto che in altri paesi molti ci invidiano. Come lo invidiano ad altri paesi dove è garantito.
La questione è adesso se questo tipo di azione della gente comune debba andare in pensione o meno, visto il bistrattamento subito stavolta.
Bisogna fidarsi troppo dei propri governanti e non aver possibilità di intervenire sulle questioni del governo? Bisogna spendere questi soldi di referendum quasi a fondo perduto? Bisogna modernizzare il sistema del voto? Sono tante le domande che nascono, e che nascerebbero. Il problema adesso è chi ha voglia di raccoglierle…

Pensiero numero centododici

Se siamo in guerra o meno non si sa.
Si sa soltanto che ci sono delle persone che non ci vogliono bene. Anzi: ci vogliono molto male.
Se ci volessero bene, o per lo meno ci rispettassero, non farebbero esplodere la loro gente nel continente. Non farebbero strage di vite umane in nome di non si sa che cosa.
Perché alla fine non si sa nel sentire comune quale sia l’ideale di tutta questa gente.
Ad una rapida occhiata sembrerebbe il potere. La paura da istillare nel proprio vicinato geografico.
Trionferanno?
Difficile dirlo. Perché sotto sotto, tra le ceneri del bivacco, la gente locale è arrabbiata e odiosa verso tutta quella gente che sta cercando un posto al sole sul territorio dei locali e si trova addosso la disgrazia di essere quasi uguale agli attentatori.
Odio contro odio? O è forse meglio dire “odio contro voglia di potere”?
Alla fine però, come ha detto Makkox a “Gazebo” in uno dei suoi racconti disegnati, la cosa migliore è prendere un gessetto e testimoniare la propria indifferenza a tutti quegli imperialisti che vogliono in terrore intorno a loro.

Pensiero numero centouno

Gianluca Nicoletti: Sanremo è “festa del santo patrono” in Italia

E’ proprio vero quello che dice Nicoletti.
Infatti da più parti c’è stata l’euforia di vivere quelle serate dove Carlo Conti ha diretto e condotto come se non ci fosse un domani…
Molto probabilmente ci saranno state delle massaie che hanno evitato accuratamente di avere la serata impegnata da incombenze di casa per guardarsi con calma e godimento – perché no? – quel momento televisivo dove non esistono distinzioni…
Naturalmente ci saranno stati anche altri uomini e donne, con lavori diversi che piuttosto di doversi sorbire clientela o altri impegni si sono guardati la bravura di Virginia Raffaele, la svampitezza di Garko e la tranquillità di Madalina.
Carlo Conti è inqualificabile… ma non in negativo.

Pensiero numero novantasette

Una volta c’erano donne che sognavano una storia d’amore con un prete. Perché “Uccelli di Rovo” (La scheda Wikipediacompra qui il libro) impazzava nelle televisioni.
Oggi ci si ritrova un buon prete di provincia che ha sempre la parola giusta e non fa mai delle gaffe. Come invece succede ai preti e ai prelati, di cui la cronaca più o meno ufficiale riporta.
Chissà perché la via di mezzo la trovi solo nella tua chiesa. Li si possono trovare, più o meno, parroci che affrontano il proprio territorio e cercano di essere all’altezza dei loro parrocchiani.

Magari guardano pure loro il prete più famoso d’Italia, dopo Papa Francesco, su Raiuno…

La notizia © Corriere della Sera