Pensiero numero centotrentasei

La conoscenza è una dama molto difficile da trattare.
E’ una donna capricciosa, che più ne hai e più ne vorresti avere del suo respiro e della sua voce. Una voce che ti riecheggia nei pensieri e nel flusso della tua riflessione.
Di solito va a braccetto con il marito, che è il potere. Ma sono solo una coppia aperta: alcuni sono amici del marito, alcuni della moglie. Chi fa i selfie con lui, chi fa i libri con la sua collaborazione – di lei – e alla fine tutti si ritrovano nel salotteggiare, a braccetto del proprio preferito.
Il problema è quando nascono i bastardi dei loro rapporti occasionali un po’ di qui un po’ di la. Sono dei bambini veramente pestiferi. La metà sono dei leader nati, perfino da piccoli. Gli altri sono tutti infusi di scienza, con una fetta di bravi, alle volte, servitori della mamma, in quanto supermammoni.
Si può anche diventare figli adottivi. Ma la strada è lunga soprattutto qui in Italia. Mentre invece in altre parti ci invidiano questi adottati, che partono da casa e vanno a dare lustro all’estero disconoscendo babbo e mamma.
Nel paese solo quelli un pochino più volpastri cercano di essere, tra i figli, figli di. Ma facendolo rafforzano la tradizione vecchia ma sempre valida per cui, giustamente con il giusto sangue nelle vene, non si può dire basta e fare come altrove, perché si perderebbe tanto per la strada…

Pensiero numero centoquattordici-Referendum2016

L’Italia ha speso fior di quattrini per fare un referendum. Cioè quello sulle trivelle.
La domanda che salta all’occhio e alla bocca può essere principalmente questa: come mai non c’è stata spending review anche sulle procedure di esecuzione del referendum?
Non è possibile che perfino il Presidente del Consiglio si sia lamentato per i famosi 300 milioni di Euro necessari a far votare la gente.
Beneinteso: non bisogna togliere il fatto di votare. Ma bisogna trovare nuovi modi di far esprimere la gente riguardo le cose della cosa pubblica.
Naturalmente a chi venisse in mente di passare al televoto in stile televisivo verrebbe volentieri voglia di urlare “Che c**zo stai dicendo”. Perché la democrazia non è la stessa cosa che fare lo spettatore ad “Amici” di Maria de Filippi o a “Ballando con le stelle” sulle reti Rai (mi si scusi il doppio esempio ma si tratta di par condicio televisiva).
La democrazia è una conquista importante, per non dire fondamentale. E votare, cioè poter dire la propria su quello che succede nei palazzi del potere se non per farne la loro composizione, è un diritto che in altri paesi molti ci invidiano. Come lo invidiano ad altri paesi dove è garantito.
La questione è adesso se questo tipo di azione della gente comune debba andare in pensione o meno, visto il bistrattamento subito stavolta.
Bisogna fidarsi troppo dei propri governanti e non aver possibilità di intervenire sulle questioni del governo? Bisogna spendere questi soldi di referendum quasi a fondo perduto? Bisogna modernizzare il sistema del voto? Sono tante le domande che nascono, e che nascerebbero. Il problema adesso è chi ha voglia di raccoglierle…

Pensiero numero centododici

Se siamo in guerra o meno non si sa.
Si sa soltanto che ci sono delle persone che non ci vogliono bene. Anzi: ci vogliono molto male.
Se ci volessero bene, o per lo meno ci rispettassero, non farebbero esplodere la loro gente nel continente. Non farebbero strage di vite umane in nome di non si sa che cosa.
Perché alla fine non si sa nel sentire comune quale sia l’ideale di tutta questa gente.
Ad una rapida occhiata sembrerebbe il potere. La paura da istillare nel proprio vicinato geografico.
Trionferanno?
Difficile dirlo. Perché sotto sotto, tra le ceneri del bivacco, la gente locale è arrabbiata e odiosa verso tutta quella gente che sta cercando un posto al sole sul territorio dei locali e si trova addosso la disgrazia di essere quasi uguale agli attentatori.
Odio contro odio? O è forse meglio dire “odio contro voglia di potere”?
Alla fine però, come ha detto Makkox a “Gazebo” in uno dei suoi racconti disegnati, la cosa migliore è prendere un gessetto e testimoniare la propria indifferenza a tutti quegli imperialisti che vogliono in terrore intorno a loro.