Pensiero numero centoquattordici-Referendum2016

L’Italia ha speso fior di quattrini per fare un referendum. Cioè quello sulle trivelle.
La domanda che salta all’occhio e alla bocca può essere principalmente questa: come mai non c’è stata spending review anche sulle procedure di esecuzione del referendum?
Non è possibile che perfino il Presidente del Consiglio si sia lamentato per i famosi 300 milioni di Euro necessari a far votare la gente.
Beneinteso: non bisogna togliere il fatto di votare. Ma bisogna trovare nuovi modi di far esprimere la gente riguardo le cose della cosa pubblica.
Naturalmente a chi venisse in mente di passare al televoto in stile televisivo verrebbe volentieri voglia di urlare “Che c**zo stai dicendo”. Perché la democrazia non è la stessa cosa che fare lo spettatore ad “Amici” di Maria de Filippi o a “Ballando con le stelle” sulle reti Rai (mi si scusi il doppio esempio ma si tratta di par condicio televisiva).
La democrazia è una conquista importante, per non dire fondamentale. E votare, cioè poter dire la propria su quello che succede nei palazzi del potere se non per farne la loro composizione, è un diritto che in altri paesi molti ci invidiano. Come lo invidiano ad altri paesi dove è garantito.
La questione è adesso se questo tipo di azione della gente comune debba andare in pensione o meno, visto il bistrattamento subito stavolta.
Bisogna fidarsi troppo dei propri governanti e non aver possibilità di intervenire sulle questioni del governo? Bisogna spendere questi soldi di referendum quasi a fondo perduto? Bisogna modernizzare il sistema del voto? Sono tante le domande che nascono, e che nascerebbero. Il problema adesso è chi ha voglia di raccoglierle…

Pensiero numero cinquantacinque

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La Catalogna conquista l’indipendenza

Da oggi lo strappo esiste, anche se Rajoy vorrebbe fare di tutto affinché la Catalogna rimanesse nella madrepatria.
E’ uno strappo che prima di tutto porta ad una domanda: quale sarà il destino della Catalogna? Detto più specificatamente: come farà a costruirsi una economia e un governo sufficientemente adeguati ad un 2015?
Perché lo scivolone verso essere un paradiso fiscale del ventunesimo secolo o verso la sede delle società protette ad uso e consumo dell’imprenditoria mondiale è di breve durata. La Catalogna deve stringere la cinghia e andare incontro al mondo armata di se stessa. E tutto quello che le si può dire è in bocca al lupo, e che non debba mai finire sotterrata dalle pernacchie di chi ha sempre detto che da sola non ce l’avrebbe mai fatta.

Pensiero numero ventisei

Si all’emendamento “Canguro” e all’articolo 1 del DDL Boschi

Sembrerebbe quasi che Renzi voglia imitare Berlusconi come aggiratore di ostacoli governativi. Berlusconi ci metteva forza muscolare con la sua influenza e il suo potere. Renzi ci mette l’astuzia di chi sa come si gioca la partita e tutte le regole che esistono nell’agone politico.
Sotto un certo aspetto, la mossa del canguro ha evitato il procrastinarsi di date certe per l’operato del Governo. E queste date certe non fanno altro che gonfiare lo spettro di elezioni imminenti, se non prettamente messe in cantiere per un futuro più lungo. Perché le situazioni sono due: o il Governo Renzi scricchiola un po’ troppo e il suo premier prepara i colpi in canna da sparare durante la campagna elettorale, o il Governo non scricchiola ma in caso di possibili elezioni Renzi mette da parte materiale informativo per la platea di clienti-elettori.
Renzi non si può dire altro che malato dalla risultatite acuta. Senza che poi si spieghi accuratamente questi risultati a cosa servono. Soprattutto “a chi” servono: alla popolazione italiana oppure alla personalissima sopravvivenza del Premier del Governo in carica?

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