Pensiero numero centotrenta

Si arriva un poco in ritardo, ma ci si arriva. E la questione è sempre la stessa: la furbizia che paga subito. Uno può essere anche bravo a riuscire in qualcosa utilizzando magari dei trucchi. E poi averne tutto il guadagno che si merita. La domanda poi da porsi è una sola: quanto si può poi guadagnare nel lungo periodo?
C’è chi preferisce fare in modo che si guadagni sempre, in ogni momento. Ma si tratta molto probabilmente di persone che capiscono che il guadagno è in tutto e per tutto una curva gaussiana, che parte leggera e poi porta al massimo del percorso. Per poi declinare nella sua specifica natura. Per guadagnare sempre di percorsi ne devi aprire tanti…
Si vuol forse dire che il guadagno deve essere così progressivo? Più che altro la questione è che se non si rispettano certe leggi progressive, e furbescamente si preferisce spingere più del sopportabile, ci si ritrova da soli nella ricchezza, parlando di soldi, ma nella comunità e nel mondo poveri e senza possibilità di prosperare.
Meditare può forse essere utile…

Pensiero numero centoventinove

Come nel caso in cui non si sa come ci si senta e come si interpreti la realtà fuori o dentro la realtà genitoriale, altrettanto nella realtà da terremotato è difficile, molto difficile, dire quello che esattamente si prova a non avere ne casa ne tetto. Essere spiazzato perfino delle cose strettamente necessarie. Vivere dentro una tenda di primo soccorso e sperare che l’inverno non arrivi mai per dover lasciare la propria terra magari ricollocato in una regione e su un terreno diverso.
Non è sbagliato il lavoro giornalistico che valenti cronisti fanno per diffondere le notizie e gli accadimenti di un luogo del paese. Ma alle volte è sbagliato l’utilizzo che se ne fa partendo dal classico bar sport.
Chi dice principalmente che lo stato non esiste dovrebbe andare da quei terremotati e sentire quanto quello stato non sia presente con i suoi volontari. Che li aiuta anche se solo per i primi soccorsi. E’ giusta la polemica di una mancanza di controllo, ma non si può dire che si lasci la gente in mezzo alla strada.
Quello che poi andrebbe detto, magari, è che se per primi i cittadini non facessero i furbi ad oltranza nel dare sicurezza tanto nel privato quanto nel pubblico, magari si farebbero lavorare di più le ditte edili e poi non ci sarebbero i soliti pianti greci per le case crollate quando erano invece a norma, pareva, e non sarebbero dovute crollare…

Pensiero numero centoventotto

Il vero momento in cui ti rendi conto di aver fallito nella tua vita chissà perché arriva sempre troppo tardi. Tu ti affanni per costruire qualcosa, ti dai da fare. Ma alla fine arriva un attimo in cui capisci che non è servito a nulla fare quello che hai fatto. Perché quello che hai fatto è troppo piccolo rispetto a ciò che potresti trovare semplicemente al di fuori della tua finestra.
C’è chi dice che, come Seneca ammoniva Lucilio, i tuoi problemi, se non li risolvi prima puoi andare dove ti pare nel mondo ma non li cancellerai mai. C’è poi chi dice che i problemi si possono risolvere andando al di la del proprio mondo, provando ad avere un orizzonte diverso e di conseguenza uno sguardo diverso.
Non di può dire che tutti e due non abbiano ragione. Ma sotto sotto hanno entrambi torto, perché un briciolo di uno esalta l’altro e viceversa.
Tutto sta a capire da che punto cominci e da li provare a contaminarti.

Pensiero numero centoventisette

Il pensiero di poter migliorare le cose a volte spaventa.
I cambiamenti sono qualcosa che non ha sempre buona accettazione. Perché ciascuno vorrebbe la sua vita sempre uguale, sempre identica. Se a qualcuno dopo tante decine di anni gli dici che la automobile non la può più portare, a parte l’età avanzata non verrà mai a patti con il suo essere qualcosa di diverso nella sua vita. Non accetterà mai di dover dire a se stesso che qualcosa considerato scontato nella sua vita dovrà essere modificato, cambiato.
Si può dire che il cambiamento è qualcosa di positivo? Non a priori. Perché per esempio il fatto di non poter mangiare per la povertà o di non poter fare quello che fanno gli altri perché tra le tante cose finisci su una sedia a rotelle non sono cose belle. E’ la soggettività dell’approccio non al cambiamento, ma alle conseguenze del cambiamento che trasforma cose definibili brutte in cose sottolineabili belle.
Basta guardare che persone non perfettamente integre nella propria umanità, cioè nella corporatura o nella possibilità dei cinque sensi, possono diventare degli atleti e gareggiare perfino alle olimpiadi. Che sono fatte solo per loro, ma non li relegano in una stanza a fare le ragnatele e a pensare di essere semplicemente un peso per la società.

Pensiero numero centoventisei

Di certo esiste un valore aggiunto nell’essere stupidi, visto che in rete e in televisione si possono trovare programmi, assegnati certamente ad una nicchia e non così diffusi nel generalismo, dove se ti comporti da stupido e fai stupidaggini vieni celebrato e ammirato.
Magari chi guarda la televisione, e magari appartiene ad un target più “giovane”, vuole questo tipo di intrattenimento. E allora fanno bene i network a darglielo, visto che alle volte si può riuscire a fare ottimi ascolti e ottimi picchi di visualizzazione utilizzando veramente poco. E non maestranze come certi carrozzoni faraonici che alla fine fanno pochi spiccioli di share o un centinaio di visualizzazioni.
Si spera arrivi il momento in cui la serietà avrà un peso…

Pensiero numero centoventicinque

Il fatto per cui chi sa non viene premiato, se non in un quiz, lascia un pochino esterrefatti. In un libro letto diversi anni addietro il protagonista veniva escluso da posizioni lavorative perché era troppo preparato.
Magari poco ricattabile, se si può girare la questione da una altro lato…
Inoltre, il protagonista finiva a fare il barbone sulla strada, pur sapendo che i barboni esistono in  tanti luoghi del pubblico nelle grandi città e altro.
Ma perché la conoscenza deve essere sempre presa sottogamba? Perché chi conosce viene penalizzato in questo modo?