Pensiero numero ottantasei

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La notizia: E’ morto ieri notte Licio Gelli

Quando muore qualcuno, c’è una mancanza. Anche se si tratta di un nemico dell’ordine costituito, è una mancanza.
Il motivo è molto semplice. Perché se un nemico scompare, un altro può affacciarsi nella mancanza creata dal suo rivale.
E non è un fatto da sottovalutare.
Non si sa chi si affaccerà sulla scena dopo la morte di Gelli.
L’importante è che non faccia troppi danni irreparabili.
Del paese e delle sue istituzioni ce n’è un grande bisogno. Meno distruzione esiste, più si può rendere riparabile la situazione dopo i danni.

Pensiero numero ottantuno

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Nel Bhutan si punta a preservare foreste per sempre

Forse, tra tutto il vociare e chiacchierare e discorsare della Conferenza di Parigi, la voce del Re del Bhutan avrà lasciato un segno.
Quel buon esempio cercato da qualcuno.
Perché non si può negare che questo atto è una goccia nell’oceano. L’inquinamento mondiale è troppo grande per poter contare su un polmone verde di queste dimensioni.
Dovrebbe essere obbligatorio per ogni paese avere una quota di area verde all’interno dei propri confini.
Sarebbe un costo, per alcuni. Oltre che di manutenzione, anche di combattimento contro quell’esercito di piromani sempre pronti a fare tabula rasa ogni estate.

Chissà come mai non fanno abbastanza scandalo certi servizi televisivi di telegiornale dove si mostra la deforestazione da incendio.

Pensiero numero settantasei

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Indagine Bankitalia: si è fermato il calo dei redditi

Molto probabilmente il sentore della statistica e quello della realtà stanno provando un brusco scollamento. Perché, anche se i consumi saranno più alti quest’anno, la povertà è ancora un grande spauracchio.
Forse lo spendere così elevato a Natale 2015 sarà semplicemente uno sfogo momentaneo. Prima del ricadere nel vortice dei sacrifici e dei caffè negati al bar e altrove.
Forse si è cercato di mettere evidenza il fattore più positivo con lo scopo di mettere in moto una spirale virtuosa, in cui potessero cascare i più repressi nello spendere.

Pensiero numero settantatre

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A Rozzano caos per il presepe a scuola

Per parità, visto che siamo tutti cittadini italiani, a scuola dovrebbero far festeggiare anche le altre festività religiose. Ma sotto un certo aspetto il preside della scuola di Rozzano non ha fatto una cosa tanto fuori da un senso di multiculturalismo difficile da trovare in bocca a Salvini o alla destra italiana.
Ha voluto mettere i bambini davanti al fatto che tutti meritano rispetto.
Se il rispetto Salvini lo avesse voluto dimostrare, non avrebbe politicizzato una manifestazione di genitori, come doveva essere o voleva essere del tutto genitoriale, e quindi portare la questione fuori da un ambito privato dell’ambiente scolastico. Per capirsi, sarebbe dovuta essere una questione tutta di Rozzano. Mentre adesso, sicuramente senza prova personale ma con la certezza che le telecamere vanno dove il dente duole, la questione riguarda anche tutti quei cronisti che fanno i loro collegamenti da Rozzano per i rispettivi programmi di appartenenza.
Forse quei genitori tutta, forse tanta, di quella esposizione mediatica non la volevano. Avrebbero magari voluto che il Ministro Giannini dicesse una parola chiara. Ma non solo al TG1 o al TG5. Una parola istituzionale che decidesse della questione e desse a riguardo il la al comportamento di altri dirigenti scolastici.

Pensiero numero settantuno

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La dichiarazione del venerdì

Di solito si comincia sempre così. Prima una deroga, poi un’altra. E poi si finisce come nella saga di Star Wars dove il cancelliere si acclude tutti i poteri del governo.
Mettere in mala fede la Francia è un passo molto lontano. Ma tutta la leggerezza che sembra esserci da parte della Comunità europea, a leggere questa dichiarazione, è leggermente fuori luogo. Perché il piatto della bilancia pende tutto a favore di chi si vuole lanciare in una battaglia contro il nemico. E non si dice guerra perché è una parola molto forte.
Se si trattasse di una guerra, a questo punto della faccenda, ci sarebbe stata di già.
E nessuno avrebbe avuto da ridire ad una Francia che ha tutti i motivi per piantare le tende sul campo di battaglia.
Ma siccome si tratta di gente tutta adulta, e non guerrafondaia come se n’è conosciuta nella storia, una guerra è l’ultima cosa che si può dare in pasto all’opinione pubblica. Che per un certo verso non ha ne tempo ne voglia di iniziare a fare la razzista in casa propria.
C’è bisogno di lucidità da parte delle autorità sovranazionali con cui la Francia ha stretto accordi. E finché si tratta di dare un aiuto alla larga, e senza nessun impegno preciso, tutto può passare.
Ma iniziare una guerra non ha i connotati di una cosa molto intelligente, con le ripercussioni che se ne possono avere a casa propria.

Pensiero numero sessantotto

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Violazione di spazio aereo, abbattuto caccia russo

Uno non ci vuole nemmeno pensare a certe cose. Come quella per esempio che fa pensare ad una provocazione da parte della Russia. La volgarissima scintilla che fa saltare la polveriera.
Uno non ci vorrebbe pensare ma chissà come mai salta all’attenzione. E non riesci a toglierla, da dove si trova.
Poi però ti rilassi e ti viene da pensare che magari è come uno dei tanti casi di sconfinamento dello spazio aereo, anche se c’è scappato un caccia distrutto. Che non è la tanto agognata scintilla della guerra mondiale che, principalmente, si consumerebbe su questi computer. E poi militarmente.
Adesso sei abbastanza rilassato per pensare che si tratta di una notizia come tutte le altre. Che ha la rilevanza che ha per essere praticamente fresca.
Ma non si sarà mai rilassati abbastanza per pensare che “non c’è pace tra gli ulivi”, come il titolo del film di Giuseppe De Santis. Che sembrerebbe scomparsa l’attenzione e la moderazione da parte di tanti paesi, e quindi ogni volta ci si deve far riconoscere.
Se la Russia capisse che un piccolo conflitto in determinate zone ne scatenerebbe uno più grosso a macchia d’olio, che potrebbe anche interessarlo lateralmente, magari certe sconfinate le eviterebbe. La volontarietà non la si conosce. Ma si spera che non ci sia. Perché sarebbe davvero grave…

Pensiero numero sessantatré

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Caccia aperta agli attentatori di Parigi: blitz delle teste di cuoio

Non si può che ringraziare le teste di cuoio per il fatto di esistere. Loro fanno dei lavori sporchi di notevole portata. Che tante persone, anche se armate, non farebbero volentieri.
Quello che adesso resta da capire è se le teste di cuoio, a cui va ancora un sentito ringraziamento, diventeranno la normalità o se si potrà vivere tranquillamente con la Polizia che circola in divisa e non con il mitra spianato.
E’ indubbio che la sicurezza sia una priorità. Ma lo è anche la tranquillità. E soprattutto il non cadere in facili fanatismi militati per cui un paese deve sempre avere le antenne dritte con le Forze dell’Ordine in perenne assetto da battaglia.
E’ certamente una scommessa vinta quella di dire che esiste tanta gente che vuole andare liberamente in bicicletta o quant’altro senza dover sopportare il megafono che dice di tornare a casa propria.
E soprattutto è vinta la scommessa per cui, passata la prima facile arrabbiatura, siano diminuiti quelli col sangue bollente pronti a bombardare prima di un giusto assetto da battaglia. Che comporta tanto la militarità quanto la internettianità di quel combattere su questi canali fatto da tante “Tastiere pazze” in giro per il mondo. Non ci si vuole mettere la battaglia culturale necessaria per evitare razzismi di ogni sorta, ma la sicurezza comporta dei sacrifici per cui si da 30 alla cultura e 70 alla battaglia.

Pensiero numero sessanta

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Parigi sotto attacco

Un pensiero per questo fatto di cronaca. Si dovrebbe pensare sul fatto che un gruppo di persone ha fatto drizzare le antenne a centinaia di milioni di uomini e donne nell’area chiamata Euro. Se non conteggiando tutte quelle persone al di là dell’oceano che, memori di una cosa recentissima sulla loro pelle, non vogliono più avere paura.
Perché una cosa non la si può negare, chi più chi meno: l’Europa ha paura. Ma non solo di uscire di casa: siccome la Francia ha azzardato toccare la coda dell’Isis, allora l’Isis le ha fatto capire che certe cose non si fanno.
A favore dell’Isis non si può di certo essere, visto che si tratta di persone che preferiscono distruggere invece di costruire. Essere contrari è molto difficile, visti i risultati della Notte di Parigi. Forse l’unica cosa che si può fare è rinserrare le fila e avere molto più amor personale. Più di quanto ne abbiano gli isisiani per il proprio credo. Così alla fine si vedrà chi ce l’ha “più grosso”…