Pensiero numero sessantacinque

x-default
Stretta sul Trattato di Schengen

Non si può negare che uno scenario diverso non fosse prospettabile. Magari è meglio che vada in questo modo. Con una revisione di un trattato che, come tutte le leggi, ha un punto debole, il quale se scoperto è sfruttabile.
Bisogna però stare attenti che poi non si impedisca una corretta, più che libera, circolazione della cittadinanza. E la questione sta nei termini di, giustamente, gestire un controllo di chi circola nell’area Euro. Perché se è vero che ci possono essere dei terroristi che vanno fermati ed identificati, è vero anche che ci sono milioni di cittadini che, per lavoro o per svago, hanno bisogno di muoversi senza eccessivi impedimenti.
Detto più semplicemente: giusto il controllo ma no a frontiere modello Germania della Guerra Fredda.
Sta poi a chi ci governa valutare e soppesare, tanto nelle revisioni dei trattati quanto nello sguinzagliamento di forze dell’ordine. E soprattutto sta a chi ci governa capire che prima di tutto viene la testa delle persone. Che è quella parte di una popolazione ciò su cui bisogna intervenire. Che le bombe e la polizia super potenziata, storicamente e logicamente, non hanno mai fatto molti passi avanti nella cultura e nel comportamento di una civiltà.

Pensiero numero sessantaquattro

322129512-pampa-patagonia-recinto-animali-gregge-di-pecore
Si progetta l’apertura dei controlli in area Schengen

Nel Blog di Matteo si è fatta una domanda precisa. Qui si vuole fare un passo diverso. E cioè andare a scavare dove maggiormente si pesca per costruire una trasmissione televisiva: in mezzo alla gente.
Quasi tutti hanno visto, in questi giorni, i cronisti dei programmi televisivi andare nei quartieri delle città dove la presenza di musulmani è maggiore e chiedere riguardo i fatti di Parigi.
Cosa c’entra questo con le frontiere? Un attimo di pazienza…
Per la maggiore viene fuori che, magari con un senso di selezione del materiale registrato, i terroristi hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. Cioè gli intervistati dichiarano dei concetti simili. Bisogna togliere gli italiani da questo insieme, dato che la risposta per la maggiore è fare giustizia dello straniero. Ma non è forse questo tipo di sentire comune che può aver influenzato chi ci governa?
Bisogna chiarire: non si tratta di una influenza diretta. Ma molto indiretta. Perché se un cittadino viene dipinto come il combattente che ogni giorno deve respingere l’avanzata dello straniero, allora si può ben pensare che è il momento di “abbassare la saracinesca”.
Naturalmente non si può chiudere e basta. Però qualcosa bisogna fare.
Come stanno facendo i governanti UE.
Non è sbagliato, dopo quello che è successo a Parigi il 13 novembre, fare delle ipotesi. Ma bisogna anche pensare al territorio, non solo ai confini. Si può fare la palizzata più alta del mondo per il proprio gregge. Se però il cane da guardia e il pastore non si capiscono, se il pastore gira lo sguardo al suo gregge, la palizzata non ha nessun senso, perché i lupi e le volpi troverebbero un modo per passare.