Pensiero numero centoquarantaquattro

Cambiare la testa di una persona lo puoi fare solo se sei disposto a farti contaminare dal pensiero altrui. Oppure sei capace di entrare senza lasciarti intaccare, ma la cosa di per se è complessa.
Quando una donna cambia suo marito, suo marito può perfino ribellarsi, ma non lo fa perché sente il vincolo matrimoniale e quindi preferisce ascoltare. Quando scatta la ribellione è perché il livello di intensità è tale da sentirsi denudato di se stesso.
Cambiare la testa di qualcuno è un lavoro. E infatti ci sono lavoratori appositi che lo fanno.

Pensiero numero centotrentaquattro

Quanto torna il proprio sentire le persone? Perché in fondo tutti noi siamo trasmettitori di sensazioni, anche quando non ce ne rendiamo conto. E la cosa che sarebbe bello conoscere è la quantità e la qualità di quello che il nostro cervello, la nostra pelle e il nostro cuore trovano nel cuore, nella mente e sulla pelle di chi ti sta davanti.
Di certo esistono delle discipline e dei corsi per tutto ciò, ma la cosa davvero buffa è che non li fanno standard nelle scuole per i ragazzi. Se magari loro sapessero che certo bullismo fa male, certo stalking non provoca altro che dolore magari non lo farebbero, e nemmeno lo penserebbero…

Pensiero numero centosette

A volte esistono delle cretinate che mandano in brodo di giuggiole…
E magari non ci se ne rende conto. Ma si finisce a sbavare per, alle volte, il vuoto pneumatico.
Si guardano artisti che fanno girare l’industria dello showbiz e si cerca di essere come loro.
Non che loro siano il vuoto pneumatico. Però quello che gli viene costruito intorno, pur essendo loro delle teste pensanti, li rende alla fin fine il demonio.
A cui menti giovanissime non sanno resistere e ne cercano l’emulazione.
I genitori devono forse preoccuparsi di tutto questo?
In fondo sono delle fasi: passano.
Come sono passati tutti gli artisti prima di loro…
Quello che fa la differenza è ciò che resta, al di fuori dell’effimero.
Se anche solo uno di quegli artisti ha fatto bene il proprio lavoro, non si è trattato di pura industrialità, ma di vera e propria cultura.