Pensiero numero settantuno

firmare
La dichiarazione del venerdì

Di solito si comincia sempre così. Prima una deroga, poi un’altra. E poi si finisce come nella saga di Star Wars dove il cancelliere si acclude tutti i poteri del governo.
Mettere in mala fede la Francia è un passo molto lontano. Ma tutta la leggerezza che sembra esserci da parte della Comunità europea, a leggere questa dichiarazione, è leggermente fuori luogo. Perché il piatto della bilancia pende tutto a favore di chi si vuole lanciare in una battaglia contro il nemico. E non si dice guerra perché è una parola molto forte.
Se si trattasse di una guerra, a questo punto della faccenda, ci sarebbe stata di già.
E nessuno avrebbe avuto da ridire ad una Francia che ha tutti i motivi per piantare le tende sul campo di battaglia.
Ma siccome si tratta di gente tutta adulta, e non guerrafondaia come se n’è conosciuta nella storia, una guerra è l’ultima cosa che si può dare in pasto all’opinione pubblica. Che per un certo verso non ha ne tempo ne voglia di iniziare a fare la razzista in casa propria.
C’è bisogno di lucidità da parte delle autorità sovranazionali con cui la Francia ha stretto accordi. E finché si tratta di dare un aiuto alla larga, e senza nessun impegno preciso, tutto può passare.
Ma iniziare una guerra non ha i connotati di una cosa molto intelligente, con le ripercussioni che se ne possono avere a casa propria.

Pensiero numero ventisette

Strage in Oregon in un campus

Molto probabilmente è difficile liberarsi di un passato di libertà delle armi e di difesa di se stesso come singolo tra i singoli. E vivere in un paese dove per avere un’arma ci vogliono dei vincoli legali non aiuta la comprensione, data l’alterità completa.
Ma si può comunque provare a spiccicare parola.
Non si capisce come mai ci sia tutto questo stragismo. Forse sono i media che fanno da risonanza a certi eventi e non ad altri. Come potrebbe essere un serio studio che valuta quanti ammazzamenti in un anno vengono messi in atto in un paese e poi viene stilata una classifica per capire chi davvero sia il paese delle morti se non delle stragi.
Classifiche a parte, non si può che dare adesione al Presidente Obama, che ha chiesto tutto l’aiuto possibile per salvare la sua gente da squilibrati di vario tipo e per non essere quello che fa le condoglianze ogni volta.
Le condoglianza sono poca cosa. Ma comunque il movente per cui ci si stufi di fare sempre la stessa cosa e di doverla fare continuamente è un passo avanti per la comprensione planetaria, appioppabile a qualsiasi altro Capo di Stato, che un presidente dovrebbe partecipare a battesimi, e non a funerali.

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