Pensiero numero settantanove

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San Pietro: oltre duemila agenti e metal detector per il Giubileo

Sicuramente, anche se non bisogna abbassare la guardia, l’Isis sarebbe uno sciocco a far saltare una polveriera tanto grande quanto quella del Vaticano.
Il motivo è presto detto: i pellegrini in viaggio sono anche cittadini extra-italiani, arrivando perfino a dire extra-europei.
Colpire il cuore della cristianità, magari colpendo il Papa o il Papa emerito, non sarebbe altro che scatenar un vespaio fuori dalla portata di un Isis piccolo, anche se in espansione. Significherebbe lanciarsi addosso troppi paesi del mondo, che non dovrebbero fare propaganda come fa l’Isis per motivare i propri uomini, bastando i conterranei morti. E pur con tutte le celle terroristiche dormienti possibili, la gente, compreso chi sta scrivendo – che dalla battaglia culturale ci metterebbe un secondo, o meno, a cambiare idea, si scaglierebbe contro tutto quell’Islam che gli vive in casa e farebbe tabula rasa.
A questo punto della questione, le cose da fare sono due, di cui una da far fare: o l’Islam civile, se così lo si può chiamare, fa una sana rigettata di tutta quella gente che infanga il loro Dio con un uso strumentale della religione, oppure si innescherebbe una serie di guerre civili troppo dispendiose per tutti i fronti che le combatterebbero. E li si aprirebbero davvero le danze.
Per togliere di mezzo il problema a livello mondiale basterebbe poco, da parte di tutti gli interessati. Evitando magari una guerra generale senza motivo. O delle guerre intestine senza ne capo ne coda, visto che si tratterebbe di gente combattente assolutamente volenterosa di vivere la propria vita e basta.

Pensiero numero settantotto

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Il Parlamento tedesco ratifica: a fianco dei belligeranti contro l’Isis

Adesso anche la Germania scende in campo, come diceva Berlusconi nel famoso videomessaggio della sua entrata in politica. E darà il proprio aiuto ai paesi che stanno facendo fuoco e fiamme nelle terre dell’Isis.
Forse la decisione di essere marginali al conflitto è una scelta dettata dal fatto che ci si può trovare di fronte ad una condanna dello Stato Islamico, ma a cui si può controbattere che la vera colpa ce l’hanno gli altri, non loro. Loro hanno fatto il loro dovere in quanto membri della Ue, dove esistono dei trattati a cui fare affidamento e da rispettare.
Chiunque direbbe che queste scuse non valgono, di fronte alla preparazione di un attentato in terra tedesca. Perché anche se premi il bottone e la bomba la tira qualcun’altro, la colpa ce l’hai anche tu.
Non si vuole augurare alla Germania nessun attentato. Ma comunque un preallarme non farebbe male, a tutte le forze di Polizia. Tanto per avere le antenne drizzate e non perdersi neppure un messaggio che circola.

Pensiero numero settantuno

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La dichiarazione del venerdì

Di solito si comincia sempre così. Prima una deroga, poi un’altra. E poi si finisce come nella saga di Star Wars dove il cancelliere si acclude tutti i poteri del governo.
Mettere in mala fede la Francia è un passo molto lontano. Ma tutta la leggerezza che sembra esserci da parte della Comunità europea, a leggere questa dichiarazione, è leggermente fuori luogo. Perché il piatto della bilancia pende tutto a favore di chi si vuole lanciare in una battaglia contro il nemico. E non si dice guerra perché è una parola molto forte.
Se si trattasse di una guerra, a questo punto della faccenda, ci sarebbe stata di già.
E nessuno avrebbe avuto da ridire ad una Francia che ha tutti i motivi per piantare le tende sul campo di battaglia.
Ma siccome si tratta di gente tutta adulta, e non guerrafondaia come se n’è conosciuta nella storia, una guerra è l’ultima cosa che si può dare in pasto all’opinione pubblica. Che per un certo verso non ha ne tempo ne voglia di iniziare a fare la razzista in casa propria.
C’è bisogno di lucidità da parte delle autorità sovranazionali con cui la Francia ha stretto accordi. E finché si tratta di dare un aiuto alla larga, e senza nessun impegno preciso, tutto può passare.
Ma iniziare una guerra non ha i connotati di una cosa molto intelligente, con le ripercussioni che se ne possono avere a casa propria.

Pensiero numero sessantotto

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Violazione di spazio aereo, abbattuto caccia russo

Uno non ci vuole nemmeno pensare a certe cose. Come quella per esempio che fa pensare ad una provocazione da parte della Russia. La volgarissima scintilla che fa saltare la polveriera.
Uno non ci vorrebbe pensare ma chissà come mai salta all’attenzione. E non riesci a toglierla, da dove si trova.
Poi però ti rilassi e ti viene da pensare che magari è come uno dei tanti casi di sconfinamento dello spazio aereo, anche se c’è scappato un caccia distrutto. Che non è la tanto agognata scintilla della guerra mondiale che, principalmente, si consumerebbe su questi computer. E poi militarmente.
Adesso sei abbastanza rilassato per pensare che si tratta di una notizia come tutte le altre. Che ha la rilevanza che ha per essere praticamente fresca.
Ma non si sarà mai rilassati abbastanza per pensare che “non c’è pace tra gli ulivi”, come il titolo del film di Giuseppe De Santis. Che sembrerebbe scomparsa l’attenzione e la moderazione da parte di tanti paesi, e quindi ogni volta ci si deve far riconoscere.
Se la Russia capisse che un piccolo conflitto in determinate zone ne scatenerebbe uno più grosso a macchia d’olio, che potrebbe anche interessarlo lateralmente, magari certe sconfinate le eviterebbe. La volontarietà non la si conosce. Ma si spera che non ci sia. Perché sarebbe davvero grave…

Pensiero numero sessantasette

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La domanda del lunedì

Il terrorismo fa paura. Purtroppo. Ma più che altro può far paura ai terroristi stessi, che alle volte tengono troppo alla loro vita per farsi saltare in aria.
Perché bisogna pensare, e tenere bene a mente, che un terrorista, tra le altre cose, è un uomo. Con pregi e difetti. Con forze e debolezze.
E sono soprattutto le debolezze quelle su cui agiscono le forze dell’ordine. Sono il grimaldello su cui fare leva per scongiurare dei danni eventualmente amplificati dai mezzi di comunicazione che, per carità fanno il loro dovere. Ma per qualche spettatore un poco guerrafondaio, o troppo amante delle armi, certe notizie non sono altro che lo stimolo per imbracciare un fucile e fare una guerra anche solo nel proprio quartiere. Alle volte, per la maggior parte, contro persone che non c’entrano nulla.
Evitare le notizie? Giammai. Sono certe volte proprio i telegiornali quelli che aiutano a capire. E soprattutto aiutano i terroristi infedeli, cioè quelli che non hanno fatto il loro dovere fino in fondo, a non perdere la bussola.
E magari a cadere in qualche trappola per catturarli….

Pensiero numero sessantacinque

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Stretta sul Trattato di Schengen

Non si può negare che uno scenario diverso non fosse prospettabile. Magari è meglio che vada in questo modo. Con una revisione di un trattato che, come tutte le leggi, ha un punto debole, il quale se scoperto è sfruttabile.
Bisogna però stare attenti che poi non si impedisca una corretta, più che libera, circolazione della cittadinanza. E la questione sta nei termini di, giustamente, gestire un controllo di chi circola nell’area Euro. Perché se è vero che ci possono essere dei terroristi che vanno fermati ed identificati, è vero anche che ci sono milioni di cittadini che, per lavoro o per svago, hanno bisogno di muoversi senza eccessivi impedimenti.
Detto più semplicemente: giusto il controllo ma no a frontiere modello Germania della Guerra Fredda.
Sta poi a chi ci governa valutare e soppesare, tanto nelle revisioni dei trattati quanto nello sguinzagliamento di forze dell’ordine. E soprattutto sta a chi ci governa capire che prima di tutto viene la testa delle persone. Che è quella parte di una popolazione ciò su cui bisogna intervenire. Che le bombe e la polizia super potenziata, storicamente e logicamente, non hanno mai fatto molti passi avanti nella cultura e nel comportamento di una civiltà.

Pensiero numero sessantaquattro

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Si progetta l’apertura dei controlli in area Schengen

Nel Blog di Matteo si è fatta una domanda precisa. Qui si vuole fare un passo diverso. E cioè andare a scavare dove maggiormente si pesca per costruire una trasmissione televisiva: in mezzo alla gente.
Quasi tutti hanno visto, in questi giorni, i cronisti dei programmi televisivi andare nei quartieri delle città dove la presenza di musulmani è maggiore e chiedere riguardo i fatti di Parigi.
Cosa c’entra questo con le frontiere? Un attimo di pazienza…
Per la maggiore viene fuori che, magari con un senso di selezione del materiale registrato, i terroristi hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. Cioè gli intervistati dichiarano dei concetti simili. Bisogna togliere gli italiani da questo insieme, dato che la risposta per la maggiore è fare giustizia dello straniero. Ma non è forse questo tipo di sentire comune che può aver influenzato chi ci governa?
Bisogna chiarire: non si tratta di una influenza diretta. Ma molto indiretta. Perché se un cittadino viene dipinto come il combattente che ogni giorno deve respingere l’avanzata dello straniero, allora si può ben pensare che è il momento di “abbassare la saracinesca”.
Naturalmente non si può chiudere e basta. Però qualcosa bisogna fare.
Come stanno facendo i governanti UE.
Non è sbagliato, dopo quello che è successo a Parigi il 13 novembre, fare delle ipotesi. Ma bisogna anche pensare al territorio, non solo ai confini. Si può fare la palizzata più alta del mondo per il proprio gregge. Se però il cane da guardia e il pastore non si capiscono, se il pastore gira lo sguardo al suo gregge, la palizzata non ha nessun senso, perché i lupi e le volpi troverebbero un modo per passare.

Pensiero numero sessanta

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Parigi sotto attacco

Un pensiero per questo fatto di cronaca. Si dovrebbe pensare sul fatto che un gruppo di persone ha fatto drizzare le antenne a centinaia di milioni di uomini e donne nell’area chiamata Euro. Se non conteggiando tutte quelle persone al di là dell’oceano che, memori di una cosa recentissima sulla loro pelle, non vogliono più avere paura.
Perché una cosa non la si può negare, chi più chi meno: l’Europa ha paura. Ma non solo di uscire di casa: siccome la Francia ha azzardato toccare la coda dell’Isis, allora l’Isis le ha fatto capire che certe cose non si fanno.
A favore dell’Isis non si può di certo essere, visto che si tratta di persone che preferiscono distruggere invece di costruire. Essere contrari è molto difficile, visti i risultati della Notte di Parigi. Forse l’unica cosa che si può fare è rinserrare le fila e avere molto più amor personale. Più di quanto ne abbiano gli isisiani per il proprio credo. Così alla fine si vedrà chi ce l’ha “più grosso”…