Pensiero numero novantaquattro

Non si vuole certo fare a gara tra chi ha la religione migliore.
Ma non si può non dire che è una forma leggermente distorta il martirio per la causa che si segue.
La scintilla viene dalle tante esplosioni che i media raccontano succedere nel mondo.
Di sicuro c’è che sono fatti determinati da una sottile volontà di istillare terrore nella gente. Perché se passa il messaggio che le esplosioni possono succedere dovunque, allora si avrebbe paura di uscire di casa, di fare quello che si fa solitamente nella propria vita.
Perfino di professare tranquillamente la propria fede, laica o religiosa che possa essere.
Urge una ripetizione: non c’è gara qui tra fede e fede. Ma c’è la volontà di ricordarsi che alle volte non bisogna spegnere il cervello fino ad un punto irreparabile. Non si può in nome del dio denaro, o di un Dio in senso spirituale, derogare a tutto e a tutti.
Soprattutto alla vita umana del proprio più o meno prossimo.

Pensiero numero ottanta

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Intervista a Babbo Natale

Babbo Natale, come simbolo natalizio, è molto occidentale.
Infatti la sua figura si rifà a San Nicola, un vescovo del passato, che per aver riportato in vita dei bambini ebbe l’appellativo di “protettore dei bambini”.
E’ presente solo in alcune culture. Per tutte le altre le cose cambiano, a cominciare dal calendario delle festività.
Sarebbe curioso sapere a quanti appartenenti ad altre religioni, che vivono in occidente, il Natale piace come festività in senso pagano. In fondo, per un bambino, un nonno vestito di rosso non dovrebbe essere una traviatura dal proprio credo religioso. Ma non si sa mai…
E sarebbe altrettanto bello che, quest’anno Babbo Natale esaudisse anche quelle richieste, arrivate sicuramente, di tanti bambini che vorrebbero qualcosa per i bambini migranti. Magari anche solo un cioccolato caldo e un biscotto alla cannella. L’importante è che non ci sia della tristezza sul volto di tanti piccoli alla ricerca di un posto al sole per crescere in pace.

Pensiero numero settantatre

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A Rozzano caos per il presepe a scuola

Per parità, visto che siamo tutti cittadini italiani, a scuola dovrebbero far festeggiare anche le altre festività religiose. Ma sotto un certo aspetto il preside della scuola di Rozzano non ha fatto una cosa tanto fuori da un senso di multiculturalismo difficile da trovare in bocca a Salvini o alla destra italiana.
Ha voluto mettere i bambini davanti al fatto che tutti meritano rispetto.
Se il rispetto Salvini lo avesse voluto dimostrare, non avrebbe politicizzato una manifestazione di genitori, come doveva essere o voleva essere del tutto genitoriale, e quindi portare la questione fuori da un ambito privato dell’ambiente scolastico. Per capirsi, sarebbe dovuta essere una questione tutta di Rozzano. Mentre adesso, sicuramente senza prova personale ma con la certezza che le telecamere vanno dove il dente duole, la questione riguarda anche tutti quei cronisti che fanno i loro collegamenti da Rozzano per i rispettivi programmi di appartenenza.
Forse quei genitori tutta, forse tanta, di quella esposizione mediatica non la volevano. Avrebbero magari voluto che il Ministro Giannini dicesse una parola chiara. Ma non solo al TG1 o al TG5. Una parola istituzionale che decidesse della questione e desse a riguardo il la al comportamento di altri dirigenti scolastici.

Pensiero numero trenta

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Il messaggio del Papa contro la rigidità e pro misericordia

Ci sono volte in cui i pensieri sono superflui, vista la forza delle parole che vengono dette. Anche a dirle fosse il più semplice degli uomini. Il meno importante e influente possibile.
Quello del Papa di oggi è uno di quei casi.

Pensiero numero ventotto

Teologo dichiara la sua omosessualità

E’ per caso sbagliata tanta onestà? Più che sbagliata, forse, non era da dire in questo momento. Forse la realtà cattolica momentanea non è abbastanza pronta a sentir dire, da uno dei suoi membri, sono gay e ho un compagno.
Il celibato sacerdotale, prima della morale, è un problema che viene così impunemente saltato. Si tradisce una delle regole dell’essere un sacerdote, e giustamente si deve essere sanzionati.
Si dice in questo pensiero la realtà cattolica momentanea perché in un futuro, magari successivo al Sinodo sulla famiglia, certe cose sarebbero state comprensibili. Magari accettate turandosi il naso, ma comprensibili. A questa trafila si sarebbe arrivati con il passaggio obbligato di vedere al fianco di un sacerdote una moglie e una famiglia come in altri credi religiosi del mondo. Dopo, per l’ennesima volta forse, se la società tutta accettasse la coppia omosessuale tra le possibili coppie componenti la stessa allora ci si potrebbe scoprire per quello che si è.
C’è una esigenza che si potrebbe azzardare in vigore: un uomo che sta accanto ad un uomo non è più qualcosa di mostruoso, ma una realtà consueta. Una di quelle che ipoteticamente nemmeno la Chiesa riconoscerebbe portatrice di problemi se la analizzasse al di fuori di preconcetti e vecchie teorie. Perché due uomini e due donne sono capaci di dare amore ad un bambino nello stesso modo di un padre ed una madre sposati. Ma prima ancora dovrebbero essere annoverati tra quelle realtà dello Stato titolari di diritti e doveri.
Insomma: ci si aspetta tanto dal Sinodo, al di dentro e al di fuori della Chiesa. E non si vorrebbe essere traditi…

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Pensiero numero ventisette

Strage in Oregon in un campus

Molto probabilmente è difficile liberarsi di un passato di libertà delle armi e di difesa di se stesso come singolo tra i singoli. E vivere in un paese dove per avere un’arma ci vogliono dei vincoli legali non aiuta la comprensione, data l’alterità completa.
Ma si può comunque provare a spiccicare parola.
Non si capisce come mai ci sia tutto questo stragismo. Forse sono i media che fanno da risonanza a certi eventi e non ad altri. Come potrebbe essere un serio studio che valuta quanti ammazzamenti in un anno vengono messi in atto in un paese e poi viene stilata una classifica per capire chi davvero sia il paese delle morti se non delle stragi.
Classifiche a parte, non si può che dare adesione al Presidente Obama, che ha chiesto tutto l’aiuto possibile per salvare la sua gente da squilibrati di vario tipo e per non essere quello che fa le condoglianze ogni volta.
Le condoglianza sono poca cosa. Ma comunque il movente per cui ci si stufi di fare sempre la stessa cosa e di doverla fare continuamente è un passo avanti per la comprensione planetaria, appioppabile a qualsiasi altro Capo di Stato, che un presidente dovrebbe partecipare a battesimi, e non a funerali.

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