Pensiero numero novantatré

lusso
Girovagando per librerie, come se fosse una novità, si possono trovare tanti spunti.
Oggi è toccato ad un autore famoso, tra le tante cose per un certo verso più importanti, per aver fatto lungamente l’ospite al fu Maurizio Costanzo Show prima della chiusura, quando ancora trasmetteva dal Teatro Parioli.
Stefano Zecchi è uscito, infatti, con un volume sul lusso. Il titolo è “il lusso”.
Già soltanto la quarta di copertina offre tanto. Figurarsi, forse, la lettura del libro…
Perché il lusso, a volte, è qualcosa in cui si cade senza rendersene conto, inconsapevolmente. Una spirale piacevole e piena di piacere sensoriale che appaga.
E se non si sta attenti, droga.
Beneinteso, i marchi di lusso non sono dei pusher. Sono gente che cerca di fare del commercio.
E quel commercio può fare piacere a chi ne è l’ultimo anello, cioè il consumatore. Perché vuole avere quello che il commerciante commercia. Ne è desideroso quasi atavicamente.
A volte facendo domandare, a chi vede dal di fuori, come è possibile un prezzo simile per della merce che altrove costa dieci, cento, mille volte meno.
Bisogna disertare i luoghi del lusso? Più che altro bisogna sapersi comportare, saper comprare. Avere un rapporto costruttivo con ciò che è bello. Perché, come lascia intendere nella quarta Zecchi, diventare un albero di Natale riempito a casaccio è un attimo…

Pensiero numero ottantuno

bosco
Nel Bhutan si punta a preservare foreste per sempre

Forse, tra tutto il vociare e chiacchierare e discorsare della Conferenza di Parigi, la voce del Re del Bhutan avrà lasciato un segno.
Quel buon esempio cercato da qualcuno.
Perché non si può negare che questo atto è una goccia nell’oceano. L’inquinamento mondiale è troppo grande per poter contare su un polmone verde di queste dimensioni.
Dovrebbe essere obbligatorio per ogni paese avere una quota di area verde all’interno dei propri confini.
Sarebbe un costo, per alcuni. Oltre che di manutenzione, anche di combattimento contro quell’esercito di piromani sempre pronti a fare tabula rasa ogni estate.

Chissà come mai non fanno abbastanza scandalo certi servizi televisivi di telegiornale dove si mostra la deforestazione da incendio.

Pensiero numero ottanta

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Intervista a Babbo Natale

Babbo Natale, come simbolo natalizio, è molto occidentale.
Infatti la sua figura si rifà a San Nicola, un vescovo del passato, che per aver riportato in vita dei bambini ebbe l’appellativo di “protettore dei bambini”.
E’ presente solo in alcune culture. Per tutte le altre le cose cambiano, a cominciare dal calendario delle festività.
Sarebbe curioso sapere a quanti appartenenti ad altre religioni, che vivono in occidente, il Natale piace come festività in senso pagano. In fondo, per un bambino, un nonno vestito di rosso non dovrebbe essere una traviatura dal proprio credo religioso. Ma non si sa mai…
E sarebbe altrettanto bello che, quest’anno Babbo Natale esaudisse anche quelle richieste, arrivate sicuramente, di tanti bambini che vorrebbero qualcosa per i bambini migranti. Magari anche solo un cioccolato caldo e un biscotto alla cannella. L’importante è che non ci sia della tristezza sul volto di tanti piccoli alla ricerca di un posto al sole per crescere in pace.

Pensiero numero cinquantasette

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Ex Abate scoperto con soldi non suoi

Non si può negare che i soldi non siano una cosa importante. Se in questo momento si stanno componendo queste righe è perché c’è la corrente nel computer, pagata con i soldi, e l’ADSL, pagato con i soldi, permette una diffusione su Internet. Oltre giustamente ad esserci un pagamento per avere un sito internet e delle conoscenze di utilizzo della macchina computer, pagate anch’esse.
Quello che non si capisce è come mai un prelato, che dovrebbe vivere la sua missione come qualcosa che prescinde l’essere terreno e caduco della materia, abbia fatto tutto questo che, è bene sottolinearlo, è ancora una accusa.
Non si riesce a comprendere cosa ci faccia un prete con così tanti soldi. Non sarebbe meglio metterli a disposizione di scopi più legati al suo essere un sacerdote, piuttosto che legati al suo essere un privato cittadino?

Pensiero numero cinquantasei

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Intervista ad Andrè Glucksmann

Si può dire una cosa a prescindere di quello che un filosofo ha scritto: mancherà una mente pensante al mondo.
Se ne formano tante negli atenei universitari. Ma la mancanza è comunque qualcosa difficilmente rimpiazzabile.
Quel guizzo particolare. Quell’intuizione che può sbaragliare anche il più ostico degli intellettuali.
La domanda adesso è una sola: andrà a sfidare culturalmente il Padreterno o al massimo si metterà a discutere con Sant’Agostino e tutti i santi filosofi della cultura religiosa? Sempre che a causa di una parola di troppo non sia finito al Purgatorio o all’Inferno…

Pensiero numero cinquantaquattro

coinvolgere-il-pubblico

Intervista a Francesca Dego

Quando non si è parte di un pubblico si è soggetti ad un pubblico. Ma non nel senso di essere privati che si rivolgono ad un pubblico. Nel senso di essere un soggetto pubblico che si rivolge ad un pubblico. Con delle regole di comportamento ben precise a cui lo sgarrare comporta una abbondante sanzione di allontanamento dal pubblico. Da quello a cui tu appartieni da dipendenza e che ti direbbe puoi andare a farti fot***e visto che tutti al mondo sono utili ma nessuno è indispensabile.
Forse nemmeno una grande esperienza può aiutare. E’ come se esistesse una magia per cui tu sei quello che sei per un pubblico e basta poco perché la magia finisca in un lampo. Beato chi riesce a stare sotto l’ombrello di questa magia…