Pensiero numero centoventitre

La forma è contenuto.
Mai una frase fu più precisa, in bocca ad un cuoco. Che più che cuoco è il re degli chef italiani…
La forma di per se comporta uno spazio dove riempire con qualcosa, con un contenuto. Ed ecco che la parola contenuto ritorna e si qualifica come essenza finale della forma.
Solo che c’è contenuto e contenuto…
Un bel piatto torondo, per non dire rotondo, ha bisogno di diventare parte di una creazione culinaria. Altrimenti lo si appende alla parete e chiusa la questione.
La creazione però ha bisogno, per essere speciale, di qualità nella materia prima. Tanto del piatto quanto del cibo che vi viene a riempire.
Se bastasse fidarsi al presidio del cibo lento in inglese, come esiste in Italia, forse sarebbe troppo semplice fare lo chef.
Un vero chef è un cane da tartufo per la migliore qualità di cibo esistente…

Pensiero numero centoventidue

Una volta si faceva differenza tra chi ascoltava o meno la radio
Dopo la differenza tra radio locale e radio estera
Successivamente tra chi ascoltava la radio e chi si informava con la televisione.
Il passaggio dopo è stato tra chi guardava o meno la televisione.
Poi si è passati alla differenza tra il primo e il secondo canale in tv.
In parallelo è arrivata la differenza tra radio pubblica e radio privata.
In sequenza tra televisione pubblica e privata.
Discrepanza successiva tra chi la televisione e chi computer.
Da qui in poi due direzioni: la tv generalista e la tv satellitare; computer in registrazione e computer in streaming.
La cosa si è riunita con televisione via etere e televisione via internet.
Alla fine non poteva mancare tra internet in streaming gratis e internet a pagamento.

Di qua a questo passo ci sarà la differenza tra televisione terrestre e televisione extraterrestre…

Pensiero numero centoventuno

Un luogo dove il libro è il padrone non può che essere un luogo dove le persone non trovano un pretesto per scannarsi. E’ un posto dove lasciare fuori tutto e rivestirsi dell’immane capacità che un libro possiede di vestire di esperienza nuova qualsiasi mente.
Il fatto però che il libro sempre più sia diventato un oggetto composto non da lettere ma da 0 e 1 ha portato a riflettere. Che da mezzo parzialmente democratico è diventato un mezzo per pochi eletti non democraticamente ma tecnocraticamente più adeguati.
Chi sta leggendo queste poche righe sa che la letteratura è diventata parte di un progetto più ampio in cui mezzi digitali hanno sempre più una rilevanza.
E’ questo che ammazza la capacità di leggere: da una parte il prezzo è inaccessibile, dall’altra parte non lo è ma ti devi rapportare con un mezzo digitale.
C’è solo una via d’uscita: i discorsi orali nella piazza con il tempo contato, come nell’antichità…

Pensiero numero centoventi

Il tempo della lettura è qualcosa che nasce a qualsiasi età. Un poco meno da adulti, ma può nascere…
La lettura, pur se nel volgo popolare considerato esercizio da sfigati – e per questo la persecuzione è forte e profonda – ha un buon nascere quando si è bambini, ragazzi. E ci si sbaglia se si crede che sono pochi i libri per ragazzi. Tolti Salgari e i romanzi femminili…
Mai oceano si potrebbe pensare di persone, uomini e donne, che scrivono pensando ad un pubblico delicato, o quasi, come quello dei ragazzi.
Ma i ragazzi avranno voglia di leggere o si dovrà rimettersi al vecchio meccanismo per cui si legge per fare interrogazione a scuola?
Il fatto che pesa è la persecuzione vera e propria che i propri vicini e coetanei fanno a chi si rinchiude dentro l’universo parallelo di una storia tanto inventata quanto presa dalla realtà. Si pensa sempre che l’unica cosa che conti siano donne, calcio e motori per i maschi e boutique, trucco e parrucco e faccende domestiche per le femmine.
Non si saprà mai quando ci sarà uno spiraglio, in fondo al tunnel…

Pensiero numero centodiciassette

Per un certo verso, anche i sindaci dovrebbero avere un decalogo ed una deontologia. Come i medici che giurano con il giuramento di Ippocrate.
Non c’è poi tanta differenza tra un dottore e un sindaco, sotto il profilo dell’essere un pubblico ufficiale.
Ma poi bisogna pensare alla città e non solo al sindaco. I cittadini dovrebbero avere qualcosa a cui appellarsi se il proprio sindaco manca al giuramento che fa verso i propri amministrati.

Bisognerebbe pensarla più a fondo.
Ma la base di partenza, subito nella discussione, è che il Leviatano può essere o meno sorpassato da qualcosa che agisca più efficacemente dell’assemblea dei cittadini.
E’ come se ci fosse la necessità di un controllo maggiore passo dopo passo. Per evitare quelle indecorose foto del neosindaco che si fa scortare in bicicletta da due vigili o non usi una auto del comune per i propri spostamenti.
E’ tutto ammirevole, ma non ha tutti i torti la candidata dei Cinque Stelle che mette l’amministrazione disastrata della città per cui si candida tra le priorità di azione.
La domanda adesso è: come agiranno gli altri candidati?
E poi: da chi dovrebbe partire l’input per un eventuale decalogo del buon sindaco?

Pensiero numero centosei

Non è un bel momento per il mondo dei migranti.
Adesso c’è gente che li odia, tutti loro.
E l’odio nasce dal fatto di essere gente che vuole una patria, anche se solo uno spicchietto di essa, che già appartiene ad altre persone. Le quali si vedono derubare il proprio posto al sole.
Hanno forzato una barriera di confine?
Si può dire di essere fortunati. Poteva capitare anche di peggio, che rompere una barriera di confine.
Ma però la barriera è rotta. E da adesso le cose saranno certamente diverse.
E’ finita la passività. E’ finito il rispetto delle regole.
Adesso basta, devono aver detto tra di loro.
Nessuno vuole morire, né in un campo profughi né altrove.
Ma per vivere, se necessario, il martirio non è una prospettiva da cancellare.
Essere il simbolo di una libertà conquistata: chi si fa avanti?
Certamente pochi. Quasi nessuno. Perché tutti hanno famiglia.
E poi già un bambino, sul mare, ha fatto il giro dei teleschermi…