Pensiero numero centotrentasette

Dare una opportunità è nella maggiore delle ipotesi una scommessa. Sei tu che speri che qualcosa fatto da altri possa succedere e metti la tua fiches sul tavolo da gioco. Le probabilità sono al 50%: o vinci o perdi…
Il fatto è quando non punti solo una fiches, ma tutto il tuo gruzzolo. E c’è certamente chi lo fa perché non può fare a meno del brivido di poter esultare quando la tua puntata è stata giusta.
Di solito si chiama dipendenza…
E soprattutto si parla del gioco d’azzardo. Che può diventare una cosa pericolosa oltre che per se anche per gli altri che stanno intorno o sono legati…

Pensiero numero centotrentasei

La conoscenza è una dama molto difficile da trattare.
E’ una donna capricciosa, che più ne hai e più ne vorresti avere del suo respiro e della sua voce. Una voce che ti riecheggia nei pensieri e nel flusso della tua riflessione.
Di solito va a braccetto con il marito, che è il potere. Ma sono solo una coppia aperta: alcuni sono amici del marito, alcuni della moglie. Chi fa i selfie con lui, chi fa i libri con la sua collaborazione – di lei – e alla fine tutti si ritrovano nel salotteggiare, a braccetto del proprio preferito.
Il problema è quando nascono i bastardi dei loro rapporti occasionali un po’ di qui un po’ di la. Sono dei bambini veramente pestiferi. La metà sono dei leader nati, perfino da piccoli. Gli altri sono tutti infusi di scienza, con una fetta di bravi, alle volte, servitori della mamma, in quanto supermammoni.
Si può anche diventare figli adottivi. Ma la strada è lunga soprattutto qui in Italia. Mentre invece in altre parti ci invidiano questi adottati, che partono da casa e vanno a dare lustro all’estero disconoscendo babbo e mamma.
Nel paese solo quelli un pochino più volpastri cercano di essere, tra i figli, figli di. Ma facendolo rafforzano la tradizione vecchia ma sempre valida per cui, giustamente con il giusto sangue nelle vene, non si può dire basta e fare come altrove, perché si perderebbe tanto per la strada…

Pensiero numero centotrentacinque

Comandare può essere un verso semplice per chi lo ha sempre fatto. Solo che esiste comandare e comandare. Impartire ordini è sempre la stessa cosa. Ma a seconda delle responsabilità e dei limiti e dei confini intorno a cui giri un comando e un ordine non sono la stessa cosa.
Perché non si può dire che un buon dirigente possa essere anche un buon comandante. Dirigere e comandare hanno della sinonimia a livello di significato, ma praticamente sono due verbi differenti. Già nel modo di scriverli lettera per lettera…

Pensiero numero settantatre

scuola
A Rozzano caos per il presepe a scuola

Per parità, visto che siamo tutti cittadini italiani, a scuola dovrebbero far festeggiare anche le altre festività religiose. Ma sotto un certo aspetto il preside della scuola di Rozzano non ha fatto una cosa tanto fuori da un senso di multiculturalismo difficile da trovare in bocca a Salvini o alla destra italiana.
Ha voluto mettere i bambini davanti al fatto che tutti meritano rispetto.
Se il rispetto Salvini lo avesse voluto dimostrare, non avrebbe politicizzato una manifestazione di genitori, come doveva essere o voleva essere del tutto genitoriale, e quindi portare la questione fuori da un ambito privato dell’ambiente scolastico. Per capirsi, sarebbe dovuta essere una questione tutta di Rozzano. Mentre adesso, sicuramente senza prova personale ma con la certezza che le telecamere vanno dove il dente duole, la questione riguarda anche tutti quei cronisti che fanno i loro collegamenti da Rozzano per i rispettivi programmi di appartenenza.
Forse quei genitori tutta, forse tanta, di quella esposizione mediatica non la volevano. Avrebbero magari voluto che il Ministro Giannini dicesse una parola chiara. Ma non solo al TG1 o al TG5. Una parola istituzionale che decidesse della questione e desse a riguardo il la al comportamento di altri dirigenti scolastici.

Pensiero numero settanta

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Sciopero dei treni da oggi fino a domani sera

Si potrebbe dire tranquillamente che lo sciopero, come il referendum per l’esternazione della volontà popolare, non è la migliore forma per dimostrare al mondo, in senso generale, che una determinata categoria soffre una condizione lavorativa insufficiente e insoddisfacente. O ha bisogno di qualcosa che altrimenti le impedisce di lavorare correttamente.
Il perché di questa dicitura sta nel fatto che adesso non esiste solo la pazienza di stare alla stazione ad aspettare che il treno passi come rimedio al disagio. Il mondo delle applicazioni per cellulare ha messo a disposizione di chi ne ha necessità una serie di opzioni differenti dal treno, naturalmente per i viaggiatori periodici. Quindi se si pensava di creare disagio con il blocco del mezzo per andare a lavorare della gente, o per altri motivi personali, oggi ci si riesce a metà.
E’ indubbio che la fetta maggiore è quella di chi è obbligato al treno per i propri scopi. Ma più ci si evolve nei servizi più l’obbligatorietà si riduce. E se prima l’obbligo era vincolante magari dopo l’obbligo diventa opzionale. E lo sciopero non riesce nel suo scopo.
Resta il fatto che una categoria ha bisogno di dimostrare la propria necessità. E si spera che il mondo del sindacalismo si sradichi dallo scioperare per trovare un nuovo modo di far sentire la voce di chi lavora.
Perché l’opinione pubblica deve sapere.
Altrimenti non si può migliorare dove è possibile farlo.

Pensiero numero sessantotto

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Violazione di spazio aereo, abbattuto caccia russo

Uno non ci vuole nemmeno pensare a certe cose. Come quella per esempio che fa pensare ad una provocazione da parte della Russia. La volgarissima scintilla che fa saltare la polveriera.
Uno non ci vorrebbe pensare ma chissà come mai salta all’attenzione. E non riesci a toglierla, da dove si trova.
Poi però ti rilassi e ti viene da pensare che magari è come uno dei tanti casi di sconfinamento dello spazio aereo, anche se c’è scappato un caccia distrutto. Che non è la tanto agognata scintilla della guerra mondiale che, principalmente, si consumerebbe su questi computer. E poi militarmente.
Adesso sei abbastanza rilassato per pensare che si tratta di una notizia come tutte le altre. Che ha la rilevanza che ha per essere praticamente fresca.
Ma non si sarà mai rilassati abbastanza per pensare che “non c’è pace tra gli ulivi”, come il titolo del film di Giuseppe De Santis. Che sembrerebbe scomparsa l’attenzione e la moderazione da parte di tanti paesi, e quindi ogni volta ci si deve far riconoscere.
Se la Russia capisse che un piccolo conflitto in determinate zone ne scatenerebbe uno più grosso a macchia d’olio, che potrebbe anche interessarlo lateralmente, magari certe sconfinate le eviterebbe. La volontarietà non la si conosce. Ma si spera che non ci sia. Perché sarebbe davvero grave…