Pensiero numero cinquantasei

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Intervista ad Andrè Glucksmann

Si può dire una cosa a prescindere di quello che un filosofo ha scritto: mancherà una mente pensante al mondo.
Se ne formano tante negli atenei universitari. Ma la mancanza è comunque qualcosa difficilmente rimpiazzabile.
Quel guizzo particolare. Quell’intuizione che può sbaragliare anche il più ostico degli intellettuali.
La domanda adesso è una sola: andrà a sfidare culturalmente il Padreterno o al massimo si metterà a discutere con Sant’Agostino e tutti i santi filosofi della cultura religiosa? Sempre che a causa di una parola di troppo non sia finito al Purgatorio o all’Inferno…

Pensiero numero cinquantaquattro

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Intervista a Francesca Dego

Quando non si è parte di un pubblico si è soggetti ad un pubblico. Ma non nel senso di essere privati che si rivolgono ad un pubblico. Nel senso di essere un soggetto pubblico che si rivolge ad un pubblico. Con delle regole di comportamento ben precise a cui lo sgarrare comporta una abbondante sanzione di allontanamento dal pubblico. Da quello a cui tu appartieni da dipendenza e che ti direbbe puoi andare a farti fot***e visto che tutti al mondo sono utili ma nessuno è indispensabile.
Forse nemmeno una grande esperienza può aiutare. E’ come se esistesse una magia per cui tu sei quello che sei per un pubblico e basta poco perché la magia finisca in un lampo. Beato chi riesce a stare sotto l’ombrello di questa magia…

Pensiero numero cinquantuno

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Intervista a Gianluigi Nuzzi

A sentire l’intervista, viene agli occhi un uomo che è assediato. Un soggetto solo al comando che di comando ne ha molto poco. Non si può che non essere d’accordo con Nuzzi nel dire che Papa Francesco ha appena iniziato e che per cambiare le cose ci vuole tempo. Ma la gente comune, quella che assedia Piazza S.Pietro ogni mercoledì e ogni domenica per vedere quel Papa, avrà voglia di dare quel tempo ai cardinali se non a lui?

Pensiero numero quarantotto

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2° parte: Lina Bolzoni e il Theatro

Come si può pensare che la cultura sia qualcosa di finito?
Già di per sé questo scritto è parte di una cultura che si crea nell’atto di scrivere. E che quindi sfata il mito della cultura finita.
Perfino Google nasce dal progetto di dare ordine al disordine. Di togliere dal mare della caoticità tutto lo scibile che transita per Internet.
E’ però bello che qualcuno abbia provato a fare della cultura un sistema chiuso, anche se chiuso nella sua accezione di controllato e controllabile dal canto dell’imbrigliamento e del catalogare necessario. A che cosa? Al non perdersi all’interno e al non perdere quello che altrimenti andrebbe perso nella ricerca.
Bene venga sapere che qualcuno ha fatto qualcosa di simile e bello sarà, per chi comprerà il libro, godersi tutta la storia.

Compralo qui!

Giulio Camillo su Wikipedia

Pensiero numero trentanove

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Recensioni false da 5 dollari

Che questo fatto sia una notizia è presto detto: la Rete sta diventando sempre più un organismo vivente, non come una persona, sia chiaro. Internet è sempre più il luogo dove cercare informazioni su cui basarsi per i propri acquisti o azioni. E si cercano situazioni internettiane che possano dare affidabilità. Non di certo l’ultimo dei forum – anche se si tratta di artigianato di cui tenere conto. Dopo questa notizia si può forse stare tranquilli? Più che altro si può capire che la Rete è fatta da chi la naviga, e che sotto un certo aspetto è fatta a immagine e somiglianza di chi la frequenta. Un falso ci può pure stare no?

Pensiero numero trentaquattro

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Intervista ad Alberto Sinigaglia con intervento di Maurizio Maggiani

Il cercare una storia comune, al di là del pensiero individuale, è un ben arduo compito. Perché questo paese dai mille difetti e dai cento pregi come è l’Italia ha fatto e fa della regola NIMBY un pilastro fondante e principale.
Maggiani crede che si possa iniziare una catena anello dopo anello e si possa partire dal suo libro. Ma si può fino a questo punto sperare di sfatare il mito di una dichiarazione di Mussolini che alla domanda di come governare gli italiani rispose che farlo è sostanzialmente inutile? Si può ipotizzare che un popolo fresco di unificazione come questo si dia il la per creare la propria sinfonia in tutti gli ambiti della vita?
Il si è una risposta davvero troppo sbagliata. Ma il no è una risposta avvilente, e soprattutto inadatta ad una popolazione che sotto certi aspetti ce la mette tutta, ma poi alla fine arriva il solito italiota e mette a carte e quarantotto tutto il tavolo.
Quale dunque la risposta? Quale dunque il risultato?
Forse un poco di tempo può aiutare…