Pensiero di Natale 2015

Si potrebbe cominciare dicendo che a Natale ci si deve volere più bene. Ma non è il momento. L’Isis incombe…
Non vuol dire che non bisogna volersi bene, ma che un distinguo è necessario.
Bisogna saper voler bene a fette, se proprio bisogna trovare una definizione. E a chi ci vuole male, contrariamente alla morale cristiana, saper dire che non serve a nulla volersi male. Che la si cerca bella e buona.
Per il resto, c’è chi il Natale l’ha passato lavorando. Tanto la Vigilia quanto la mattina Natalizia.
A scanso di sembrare il Papa che manda gli auguri, un saluto e un ringraziamento speciale a tutte quelle persone che hanno reso il Natale di tanti loro concittadini un bel momento da ricordare.

Pensiero numero settantotto

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Il Parlamento tedesco ratifica: a fianco dei belligeranti contro l’Isis

Adesso anche la Germania scende in campo, come diceva Berlusconi nel famoso videomessaggio della sua entrata in politica. E darà il proprio aiuto ai paesi che stanno facendo fuoco e fiamme nelle terre dell’Isis.
Forse la decisione di essere marginali al conflitto è una scelta dettata dal fatto che ci si può trovare di fronte ad una condanna dello Stato Islamico, ma a cui si può controbattere che la vera colpa ce l’hanno gli altri, non loro. Loro hanno fatto il loro dovere in quanto membri della Ue, dove esistono dei trattati a cui fare affidamento e da rispettare.
Chiunque direbbe che queste scuse non valgono, di fronte alla preparazione di un attentato in terra tedesca. Perché anche se premi il bottone e la bomba la tira qualcun’altro, la colpa ce l’hai anche tu.
Non si vuole augurare alla Germania nessun attentato. Ma comunque un preallarme non farebbe male, a tutte le forze di Polizia. Tanto per avere le antenne drizzate e non perdersi neppure un messaggio che circola.

Pensiero numero sessantasette

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La domanda del lunedì

Il terrorismo fa paura. Purtroppo. Ma più che altro può far paura ai terroristi stessi, che alle volte tengono troppo alla loro vita per farsi saltare in aria.
Perché bisogna pensare, e tenere bene a mente, che un terrorista, tra le altre cose, è un uomo. Con pregi e difetti. Con forze e debolezze.
E sono soprattutto le debolezze quelle su cui agiscono le forze dell’ordine. Sono il grimaldello su cui fare leva per scongiurare dei danni eventualmente amplificati dai mezzi di comunicazione che, per carità fanno il loro dovere. Ma per qualche spettatore un poco guerrafondaio, o troppo amante delle armi, certe notizie non sono altro che lo stimolo per imbracciare un fucile e fare una guerra anche solo nel proprio quartiere. Alle volte, per la maggior parte, contro persone che non c’entrano nulla.
Evitare le notizie? Giammai. Sono certe volte proprio i telegiornali quelli che aiutano a capire. E soprattutto aiutano i terroristi infedeli, cioè quelli che non hanno fatto il loro dovere fino in fondo, a non perdere la bussola.
E magari a cadere in qualche trappola per catturarli….

Pensiero numero sessantacinque

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Stretta sul Trattato di Schengen

Non si può negare che uno scenario diverso non fosse prospettabile. Magari è meglio che vada in questo modo. Con una revisione di un trattato che, come tutte le leggi, ha un punto debole, il quale se scoperto è sfruttabile.
Bisogna però stare attenti che poi non si impedisca una corretta, più che libera, circolazione della cittadinanza. E la questione sta nei termini di, giustamente, gestire un controllo di chi circola nell’area Euro. Perché se è vero che ci possono essere dei terroristi che vanno fermati ed identificati, è vero anche che ci sono milioni di cittadini che, per lavoro o per svago, hanno bisogno di muoversi senza eccessivi impedimenti.
Detto più semplicemente: giusto il controllo ma no a frontiere modello Germania della Guerra Fredda.
Sta poi a chi ci governa valutare e soppesare, tanto nelle revisioni dei trattati quanto nello sguinzagliamento di forze dell’ordine. E soprattutto sta a chi ci governa capire che prima di tutto viene la testa delle persone. Che è quella parte di una popolazione ciò su cui bisogna intervenire. Che le bombe e la polizia super potenziata, storicamente e logicamente, non hanno mai fatto molti passi avanti nella cultura e nel comportamento di una civiltà.

Pensiero numero sessantaquattro

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Si progetta l’apertura dei controlli in area Schengen

Nel Blog di Matteo si è fatta una domanda precisa. Qui si vuole fare un passo diverso. E cioè andare a scavare dove maggiormente si pesca per costruire una trasmissione televisiva: in mezzo alla gente.
Quasi tutti hanno visto, in questi giorni, i cronisti dei programmi televisivi andare nei quartieri delle città dove la presenza di musulmani è maggiore e chiedere riguardo i fatti di Parigi.
Cosa c’entra questo con le frontiere? Un attimo di pazienza…
Per la maggiore viene fuori che, magari con un senso di selezione del materiale registrato, i terroristi hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. Cioè gli intervistati dichiarano dei concetti simili. Bisogna togliere gli italiani da questo insieme, dato che la risposta per la maggiore è fare giustizia dello straniero. Ma non è forse questo tipo di sentire comune che può aver influenzato chi ci governa?
Bisogna chiarire: non si tratta di una influenza diretta. Ma molto indiretta. Perché se un cittadino viene dipinto come il combattente che ogni giorno deve respingere l’avanzata dello straniero, allora si può ben pensare che è il momento di “abbassare la saracinesca”.
Naturalmente non si può chiudere e basta. Però qualcosa bisogna fare.
Come stanno facendo i governanti UE.
Non è sbagliato, dopo quello che è successo a Parigi il 13 novembre, fare delle ipotesi. Ma bisogna anche pensare al territorio, non solo ai confini. Si può fare la palizzata più alta del mondo per il proprio gregge. Se però il cane da guardia e il pastore non si capiscono, se il pastore gira lo sguardo al suo gregge, la palizzata non ha nessun senso, perché i lupi e le volpi troverebbero un modo per passare.

Pensiero numero sessantatré

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Caccia aperta agli attentatori di Parigi: blitz delle teste di cuoio

Non si può che ringraziare le teste di cuoio per il fatto di esistere. Loro fanno dei lavori sporchi di notevole portata. Che tante persone, anche se armate, non farebbero volentieri.
Quello che adesso resta da capire è se le teste di cuoio, a cui va ancora un sentito ringraziamento, diventeranno la normalità o se si potrà vivere tranquillamente con la Polizia che circola in divisa e non con il mitra spianato.
E’ indubbio che la sicurezza sia una priorità. Ma lo è anche la tranquillità. E soprattutto il non cadere in facili fanatismi militati per cui un paese deve sempre avere le antenne dritte con le Forze dell’Ordine in perenne assetto da battaglia.
E’ certamente una scommessa vinta quella di dire che esiste tanta gente che vuole andare liberamente in bicicletta o quant’altro senza dover sopportare il megafono che dice di tornare a casa propria.
E soprattutto è vinta la scommessa per cui, passata la prima facile arrabbiatura, siano diminuiti quelli col sangue bollente pronti a bombardare prima di un giusto assetto da battaglia. Che comporta tanto la militarità quanto la internettianità di quel combattere su questi canali fatto da tante “Tastiere pazze” in giro per il mondo. Non ci si vuole mettere la battaglia culturale necessaria per evitare razzismi di ogni sorta, ma la sicurezza comporta dei sacrifici per cui si da 30 alla cultura e 70 alla battaglia.