Pensiero numero settantotto

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Il Parlamento tedesco ratifica: a fianco dei belligeranti contro l’Isis

Adesso anche la Germania scende in campo, come diceva Berlusconi nel famoso videomessaggio della sua entrata in politica. E darà il proprio aiuto ai paesi che stanno facendo fuoco e fiamme nelle terre dell’Isis.
Forse la decisione di essere marginali al conflitto è una scelta dettata dal fatto che ci si può trovare di fronte ad una condanna dello Stato Islamico, ma a cui si può controbattere che la vera colpa ce l’hanno gli altri, non loro. Loro hanno fatto il loro dovere in quanto membri della Ue, dove esistono dei trattati a cui fare affidamento e da rispettare.
Chiunque direbbe che queste scuse non valgono, di fronte alla preparazione di un attentato in terra tedesca. Perché anche se premi il bottone e la bomba la tira qualcun’altro, la colpa ce l’hai anche tu.
Non si vuole augurare alla Germania nessun attentato. Ma comunque un preallarme non farebbe male, a tutte le forze di Polizia. Tanto per avere le antenne drizzate e non perdersi neppure un messaggio che circola.

Pensiero numero settantuno

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La dichiarazione del venerdì

Di solito si comincia sempre così. Prima una deroga, poi un’altra. E poi si finisce come nella saga di Star Wars dove il cancelliere si acclude tutti i poteri del governo.
Mettere in mala fede la Francia è un passo molto lontano. Ma tutta la leggerezza che sembra esserci da parte della Comunità europea, a leggere questa dichiarazione, è leggermente fuori luogo. Perché il piatto della bilancia pende tutto a favore di chi si vuole lanciare in una battaglia contro il nemico. E non si dice guerra perché è una parola molto forte.
Se si trattasse di una guerra, a questo punto della faccenda, ci sarebbe stata di già.
E nessuno avrebbe avuto da ridire ad una Francia che ha tutti i motivi per piantare le tende sul campo di battaglia.
Ma siccome si tratta di gente tutta adulta, e non guerrafondaia come se n’è conosciuta nella storia, una guerra è l’ultima cosa che si può dare in pasto all’opinione pubblica. Che per un certo verso non ha ne tempo ne voglia di iniziare a fare la razzista in casa propria.
C’è bisogno di lucidità da parte delle autorità sovranazionali con cui la Francia ha stretto accordi. E finché si tratta di dare un aiuto alla larga, e senza nessun impegno preciso, tutto può passare.
Ma iniziare una guerra non ha i connotati di una cosa molto intelligente, con le ripercussioni che se ne possono avere a casa propria.

Pensiero numero ventinove

2900 dipendenti tagliati da AirFrance

Che la rivolta scatenatasi oggi in Francia per questo fatto sia comprensibile ma non scusabile lo può sottoscrivere chiunque venga a conoscenza del fatto.
Quello che più fa scalpore è che la superpotenza Francia, che si vede sempre fare comunella con la Germania nelle persone del Presidente Hollande e della cancelliera Merkel, stia leggerissimamente crollando. E sempre più ci può essere spazio per nuovi registi della situazione europea come l’Italia o come la Spagna e altri paesi.
Nessuno vuole augurare sventura a Francia o ad altri paesi di cui non si sa nulla ma fanno la stessa mole di tagli al personale. Ma si può essere un pochino contenti del fatto che realtà diverse prendano le redini in mano e conducano l’Europa fuori da stagnazioni con idee diverse o con esperienze diverse messe sul campo.

Photo © www.giornaleapollo.it

Pensiero numero ventitre

A rischio le auto di Polizia e Carabinieri italiane

Come si può permettere ad una dirigenza di fare certi trucchi con le macchine che producono? Non può essere tutto per mantenere uno standard economico e produttivo. Ci deve essere qualcos’altro che bolle in pentola.
E molto probabilmente il tutto sta nel fare in modo che un paese non perda la propria missione di faro illuminante del resto dell’Europa.
Quello che hanno ottenuto è stato diventare uno zimbello duro e puro. Non ci sarà più tutta quella voglia di assomigliare a quel paese, visto che per vendere le proprie macchine si truccano i risultati delle agenzie di controllo dei paesi dove queste macchine arrivano.
La cosa migliore che Angela Merkel può fare quale esponente politico del paese è farsi parte civile in un eventuale processo di class action che i siti di informazione ventilano verso l’ex ad Winterkorn.
Ma prima ancora, per quanto riguarda il paese Italia, c’è la vergogna delle Forze dell’Ordine di aver accettato, sicuramente senza saperlo, delle macchine truccate. Una volta esisteva la Fiat in Italia…

Pensiero numero dieci

Stop degli Usa per il 11/9 memorial

Facendo due conti, chi è nato nel 2000 e circondanti non sa assolutamente nulla di quello che oggi si ricorda, anche se tradizionalmente con i media vari. Non si sa che tutto d’un tratto il mondo libero dell’America si ritrova ad aver avuto se stessa come un colabrodo. Dove tutto passa e dove volare può essere un rischio per i passeggeri, visto che chiunque, con un minimo di organizzazione, può dirottare degli aerei.
Oggi il nuovo dramma sono le persone che fuggono dalla guerra. E che hanno trovato la loro America nell’Europa dell’Italia, loro approdo. Della Germania, che sbandiera ai quattro venti la sua potenza economica e adesso non può fare altro che accogliere tutta questa manodopera a basso costo, sperando lo sia. Della Francia, che prima inizia i raid e poi si ritrova sola a fare tutto il lavoro.
Si potrà mai avere un briciolo di tranquillità per i commentatori, o ci si troverà sempre a parlare di chi attacca chi e via dicendo?

Pensiero numero sei

Non confermato: parte dei profughi in Italia finiranno in Germania e Francia

Si può dire che una battaglia epocale, quella dell’Italia, ha avuto fine. O per lo meno parzialmente. Si è ascoltato il grido di dolore di un paese che ha fatto il proprio dovere principalmente da singolo e poi quasi contemporaneamente da comunitario. E adesso anche quei paesi “puliti”, se cosi si può definire, dovranno sporcarsi le mani nella battaglia contro la disumanità e l’abbandono. Quelli che l’Italia si è trovata costretta ad adottare per insufficienza di forze. I migranti adesso avranno un trattamento umano. E molte popolazioni, tanto patriotticamente quanto economicamente, non si tirano indietro anche solo a dire un semplice “Welcome” a questi soggetti: sanno perfettamente che saranno i futuri ceti mediobassi, accettatori di tutti quei lavori che i cittadini autoctoni hanno smesso di fare.