Pensiero numero ottantuno

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Nel Bhutan si punta a preservare foreste per sempre

Forse, tra tutto il vociare e chiacchierare e discorsare della Conferenza di Parigi, la voce del Re del Bhutan avrà lasciato un segno.
Quel buon esempio cercato da qualcuno.
Perché non si può negare che questo atto è una goccia nell’oceano. L’inquinamento mondiale è troppo grande per poter contare su un polmone verde di queste dimensioni.
Dovrebbe essere obbligatorio per ogni paese avere una quota di area verde all’interno dei propri confini.
Sarebbe un costo, per alcuni. Oltre che di manutenzione, anche di combattimento contro quell’esercito di piromani sempre pronti a fare tabula rasa ogni estate.

Chissà come mai non fanno abbastanza scandalo certi servizi televisivi di telegiornale dove si mostra la deforestazione da incendio.

Pensiero numero settantotto

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Il Parlamento tedesco ratifica: a fianco dei belligeranti contro l’Isis

Adesso anche la Germania scende in campo, come diceva Berlusconi nel famoso videomessaggio della sua entrata in politica. E darà il proprio aiuto ai paesi che stanno facendo fuoco e fiamme nelle terre dell’Isis.
Forse la decisione di essere marginali al conflitto è una scelta dettata dal fatto che ci si può trovare di fronte ad una condanna dello Stato Islamico, ma a cui si può controbattere che la vera colpa ce l’hanno gli altri, non loro. Loro hanno fatto il loro dovere in quanto membri della Ue, dove esistono dei trattati a cui fare affidamento e da rispettare.
Chiunque direbbe che queste scuse non valgono, di fronte alla preparazione di un attentato in terra tedesca. Perché anche se premi il bottone e la bomba la tira qualcun’altro, la colpa ce l’hai anche tu.
Non si vuole augurare alla Germania nessun attentato. Ma comunque un preallarme non farebbe male, a tutte le forze di Polizia. Tanto per avere le antenne drizzate e non perdersi neppure un messaggio che circola.

Pensiero numero settantuno

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La dichiarazione del venerdì

Di solito si comincia sempre così. Prima una deroga, poi un’altra. E poi si finisce come nella saga di Star Wars dove il cancelliere si acclude tutti i poteri del governo.
Mettere in mala fede la Francia è un passo molto lontano. Ma tutta la leggerezza che sembra esserci da parte della Comunità europea, a leggere questa dichiarazione, è leggermente fuori luogo. Perché il piatto della bilancia pende tutto a favore di chi si vuole lanciare in una battaglia contro il nemico. E non si dice guerra perché è una parola molto forte.
Se si trattasse di una guerra, a questo punto della faccenda, ci sarebbe stata di già.
E nessuno avrebbe avuto da ridire ad una Francia che ha tutti i motivi per piantare le tende sul campo di battaglia.
Ma siccome si tratta di gente tutta adulta, e non guerrafondaia come se n’è conosciuta nella storia, una guerra è l’ultima cosa che si può dare in pasto all’opinione pubblica. Che per un certo verso non ha ne tempo ne voglia di iniziare a fare la razzista in casa propria.
C’è bisogno di lucidità da parte delle autorità sovranazionali con cui la Francia ha stretto accordi. E finché si tratta di dare un aiuto alla larga, e senza nessun impegno preciso, tutto può passare.
Ma iniziare una guerra non ha i connotati di una cosa molto intelligente, con le ripercussioni che se ne possono avere a casa propria.

Pensiero numero sessantacinque

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Stretta sul Trattato di Schengen

Non si può negare che uno scenario diverso non fosse prospettabile. Magari è meglio che vada in questo modo. Con una revisione di un trattato che, come tutte le leggi, ha un punto debole, il quale se scoperto è sfruttabile.
Bisogna però stare attenti che poi non si impedisca una corretta, più che libera, circolazione della cittadinanza. E la questione sta nei termini di, giustamente, gestire un controllo di chi circola nell’area Euro. Perché se è vero che ci possono essere dei terroristi che vanno fermati ed identificati, è vero anche che ci sono milioni di cittadini che, per lavoro o per svago, hanno bisogno di muoversi senza eccessivi impedimenti.
Detto più semplicemente: giusto il controllo ma no a frontiere modello Germania della Guerra Fredda.
Sta poi a chi ci governa valutare e soppesare, tanto nelle revisioni dei trattati quanto nello sguinzagliamento di forze dell’ordine. E soprattutto sta a chi ci governa capire che prima di tutto viene la testa delle persone. Che è quella parte di una popolazione ciò su cui bisogna intervenire. Che le bombe e la polizia super potenziata, storicamente e logicamente, non hanno mai fatto molti passi avanti nella cultura e nel comportamento di una civiltà.

Pensiero numero sessantatré

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Caccia aperta agli attentatori di Parigi: blitz delle teste di cuoio

Non si può che ringraziare le teste di cuoio per il fatto di esistere. Loro fanno dei lavori sporchi di notevole portata. Che tante persone, anche se armate, non farebbero volentieri.
Quello che adesso resta da capire è se le teste di cuoio, a cui va ancora un sentito ringraziamento, diventeranno la normalità o se si potrà vivere tranquillamente con la Polizia che circola in divisa e non con il mitra spianato.
E’ indubbio che la sicurezza sia una priorità. Ma lo è anche la tranquillità. E soprattutto il non cadere in facili fanatismi militati per cui un paese deve sempre avere le antenne dritte con le Forze dell’Ordine in perenne assetto da battaglia.
E’ certamente una scommessa vinta quella di dire che esiste tanta gente che vuole andare liberamente in bicicletta o quant’altro senza dover sopportare il megafono che dice di tornare a casa propria.
E soprattutto è vinta la scommessa per cui, passata la prima facile arrabbiatura, siano diminuiti quelli col sangue bollente pronti a bombardare prima di un giusto assetto da battaglia. Che comporta tanto la militarità quanto la internettianità di quel combattere su questi canali fatto da tante “Tastiere pazze” in giro per il mondo. Non ci si vuole mettere la battaglia culturale necessaria per evitare razzismi di ogni sorta, ma la sicurezza comporta dei sacrifici per cui si da 30 alla cultura e 70 alla battaglia.