Pensiero numero centosei

Non è un bel momento per il mondo dei migranti.
Adesso c’è gente che li odia, tutti loro.
E l’odio nasce dal fatto di essere gente che vuole una patria, anche se solo uno spicchietto di essa, che già appartiene ad altre persone. Le quali si vedono derubare il proprio posto al sole.
Hanno forzato una barriera di confine?
Si può dire di essere fortunati. Poteva capitare anche di peggio, che rompere una barriera di confine.
Ma però la barriera è rotta. E da adesso le cose saranno certamente diverse.
E’ finita la passività. E’ finito il rispetto delle regole.
Adesso basta, devono aver detto tra di loro.
Nessuno vuole morire, né in un campo profughi né altrove.
Ma per vivere, se necessario, il martirio non è una prospettiva da cancellare.
Essere il simbolo di una libertà conquistata: chi si fa avanti?
Certamente pochi. Quasi nessuno. Perché tutti hanno famiglia.
E poi già un bambino, sul mare, ha fatto il giro dei teleschermi…

Pensiero numero settantanove

Defending_the_Polish_banner_at_Chocim,_by_Juliusz_Kossak,_1892
San Pietro: oltre duemila agenti e metal detector per il Giubileo

Sicuramente, anche se non bisogna abbassare la guardia, l’Isis sarebbe uno sciocco a far saltare una polveriera tanto grande quanto quella del Vaticano.
Il motivo è presto detto: i pellegrini in viaggio sono anche cittadini extra-italiani, arrivando perfino a dire extra-europei.
Colpire il cuore della cristianità, magari colpendo il Papa o il Papa emerito, non sarebbe altro che scatenar un vespaio fuori dalla portata di un Isis piccolo, anche se in espansione. Significherebbe lanciarsi addosso troppi paesi del mondo, che non dovrebbero fare propaganda come fa l’Isis per motivare i propri uomini, bastando i conterranei morti. E pur con tutte le celle terroristiche dormienti possibili, la gente, compreso chi sta scrivendo – che dalla battaglia culturale ci metterebbe un secondo, o meno, a cambiare idea, si scaglierebbe contro tutto quell’Islam che gli vive in casa e farebbe tabula rasa.
A questo punto della questione, le cose da fare sono due, di cui una da far fare: o l’Islam civile, se così lo si può chiamare, fa una sana rigettata di tutta quella gente che infanga il loro Dio con un uso strumentale della religione, oppure si innescherebbe una serie di guerre civili troppo dispendiose per tutti i fronti che le combatterebbero. E li si aprirebbero davvero le danze.
Per togliere di mezzo il problema a livello mondiale basterebbe poco, da parte di tutti gli interessati. Evitando magari una guerra generale senza motivo. O delle guerre intestine senza ne capo ne coda, visto che si tratterebbe di gente combattente assolutamente volenterosa di vivere la propria vita e basta.

pensiero numero venticinque

Forze dell’ordine sgomberano accampamento di Ventimiglia

Magari si può dire che il ministero dell’interno non poteva fare diversamente per garantire l’ordine dei cittadini che dalla Polizia si aspettano protezione. Sotto un certo aspetto però la colpa non è del Viminale che ha deciso lo sgombero, ma della Francia che non ha voluto aprire le sue frontiere a gente che sicuramente avrebbe accettato tutta quella serie di lavori che i cittadini pieni non vogliono più fare. Non è stupido non accettare della forza lavoro a basso prezzo e a possibile grande resa?
Si potrebbe obiettare che la Francia non fa la sua parte nei confini europei, ma il suo esercito è impegnato a risolvere il problema alla radice, cioè a casa dei migranti. Potrebbe essere un giusto contrappeso. Ma la domanda sorge spontanea: a casa propria, dove si può aiutare con poco migliaia di persone, non si può fare nulla? E poi: si abbandona all’inverno tutta la fiumana di gente che dall’estate di quest’anno staziona in Italia, in attesa di una semplicissima ordinanza di apertura delle frontiere?

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