Pensiero numero novantaquattro

Non si vuole certo fare a gara tra chi ha la religione migliore.
Ma non si può non dire che è una forma leggermente distorta il martirio per la causa che si segue.
La scintilla viene dalle tante esplosioni che i media raccontano succedere nel mondo.
Di sicuro c’è che sono fatti determinati da una sottile volontà di istillare terrore nella gente. Perché se passa il messaggio che le esplosioni possono succedere dovunque, allora si avrebbe paura di uscire di casa, di fare quello che si fa solitamente nella propria vita.
Perfino di professare tranquillamente la propria fede, laica o religiosa che possa essere.
Urge una ripetizione: non c’è gara qui tra fede e fede. Ma c’è la volontà di ricordarsi che alle volte non bisogna spegnere il cervello fino ad un punto irreparabile. Non si può in nome del dio denaro, o di un Dio in senso spirituale, derogare a tutto e a tutti.
Soprattutto alla vita umana del proprio più o meno prossimo.

Pensiero numero ventidue

Il Papa parla alle Nazioni Unite

Si riprende quanto detto nell’editoriale del sabato sul Blog di Matteo (L’editoriale del sabato).
E si può aggiungere che un tavolo delle Nazioni Unite su come si deve essere adeguati alla sopravvivenza degli uomini è abbastanza impellente. Più di tanto tempo fa, ci deve essere una direzione con cui creare una strada che permetta agli uomini di non essere in balia dei governi come successo in Ungheria dove si è ricorsi ai muri per bloccare una cosa abbastanza comprensibile come le migrazioni. Si dice “abbastanza” perché non ci si può nascondere dietro il dito del fatto che per tutti al mondo funzione l’acronimo “NIMBY”, che tradotto in italiano vorrebbe dire “non nel mio giardino”.
Le migrazioni dovrebbero avere anch’esse delle regole, altrimenti ciascuno si obbliga a seconda delle condizioni in cui si trova al momento. E la vita umana di queste persone che migrano ha una sua sacralità, se non rispettabilità, che si deve guardare.
A presto si potrebbe salutare la notizia per cui all’Onu non va solo Malala a protestare ma c’è la spinta dei membri stessi a cercare una soluzione al fenomeno delle migrazioni. Ma un presto simile esisterà soltanto quando ci sarà meno “NIMBY” e più “IMBY”, cioè “nel mio giardino”.