Pensiero numero trentotto

LIBRERIA
Intervista a Teresa Cremisi

Quello che dice lei è ciò che oggi si consolida come pensiero del giorno. Con l’appunto che proteggere troppo il piccolo libraio non permette la creazione degli anticorpi tipici per la sopravvivenza

Pensiero numero trentasette

31-roma02
Il Papa chiede scusa per gli scandali di Roma

Ha un suo perché chiedere scusa. E’ un atto di umiltà molto forte, oltre ad esserlo di realismo. Un condottiero, senza essere offensivi, sa che sulla propria nave c’è una malattia e non lascia i suoi uomini in preda del morbo: fa il possibile per debellarlo.
Oppure un medico, il quale fa tutto quello che è in suo potere per salvare i propri pazienti senza lasciarli al primo ciarlatano viandante.
Adesso quello che serve è una svolta nella città eterna. E il PD non è esente dal riuscirci. Sicuramente vincerà chi saprà portare dietro di se le streghe scope comprese. Sicuramente si tratterà della volta in cui non sono le promesse a farla da padrone, ma la volontà tangibile di cambiare la way of life di una città intera.
Detto brevemente: chi saprà davvero rimboccarsi le maniche e dare la cera a specchio a tutta la città, dalla a di arbusto alla zeta delle zebre in terra per attraversare, avrà il primo scranno del paese, senza contare tutta l’influenza che ne deriva…

Pensiero numero ventotto

Teologo dichiara la sua omosessualità

E’ per caso sbagliata tanta onestà? Più che sbagliata, forse, non era da dire in questo momento. Forse la realtà cattolica momentanea non è abbastanza pronta a sentir dire, da uno dei suoi membri, sono gay e ho un compagno.
Il celibato sacerdotale, prima della morale, è un problema che viene così impunemente saltato. Si tradisce una delle regole dell’essere un sacerdote, e giustamente si deve essere sanzionati.
Si dice in questo pensiero la realtà cattolica momentanea perché in un futuro, magari successivo al Sinodo sulla famiglia, certe cose sarebbero state comprensibili. Magari accettate turandosi il naso, ma comprensibili. A questa trafila si sarebbe arrivati con il passaggio obbligato di vedere al fianco di un sacerdote una moglie e una famiglia come in altri credi religiosi del mondo. Dopo, per l’ennesima volta forse, se la società tutta accettasse la coppia omosessuale tra le possibili coppie componenti la stessa allora ci si potrebbe scoprire per quello che si è.
C’è una esigenza che si potrebbe azzardare in vigore: un uomo che sta accanto ad un uomo non è più qualcosa di mostruoso, ma una realtà consueta. Una di quelle che ipoteticamente nemmeno la Chiesa riconoscerebbe portatrice di problemi se la analizzasse al di fuori di preconcetti e vecchie teorie. Perché due uomini e due donne sono capaci di dare amore ad un bambino nello stesso modo di un padre ed una madre sposati. Ma prima ancora dovrebbero essere annoverati tra quelle realtà dello Stato titolari di diritti e doveri.
Insomma: ci si aspetta tanto dal Sinodo, al di dentro e al di fuori della Chiesa. E non si vorrebbe essere traditi…

Photo © Belf9 from http://blog.libero.it

Pensiero numero ventidue

Il Papa parla alle Nazioni Unite

Si riprende quanto detto nell’editoriale del sabato sul Blog di Matteo (L’editoriale del sabato).
E si può aggiungere che un tavolo delle Nazioni Unite su come si deve essere adeguati alla sopravvivenza degli uomini è abbastanza impellente. Più di tanto tempo fa, ci deve essere una direzione con cui creare una strada che permetta agli uomini di non essere in balia dei governi come successo in Ungheria dove si è ricorsi ai muri per bloccare una cosa abbastanza comprensibile come le migrazioni. Si dice “abbastanza” perché non ci si può nascondere dietro il dito del fatto che per tutti al mondo funzione l’acronimo “NIMBY”, che tradotto in italiano vorrebbe dire “non nel mio giardino”.
Le migrazioni dovrebbero avere anch’esse delle regole, altrimenti ciascuno si obbliga a seconda delle condizioni in cui si trova al momento. E la vita umana di queste persone che migrano ha una sua sacralità, se non rispettabilità, che si deve guardare.
A presto si potrebbe salutare la notizia per cui all’Onu non va solo Malala a protestare ma c’è la spinta dei membri stessi a cercare una soluzione al fenomeno delle migrazioni. Ma un presto simile esisterà soltanto quando ci sarà meno “NIMBY” e più “IMBY”, cioè “nel mio giardino”.