Pensiero numero novantadue

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In commercio i cannoni che tolgono l’inquinamento dall’aria

Tanti in bocca al lupo alla Cina, che pensa di evitare il problema dell’inquinamento togliendo quello delle città e non quello del paese intero.

Pensiero numero ottantotto

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Nuovo allarme inquinamento aereo a Pechino, 4 giorni di chiusura

E’ abbastanza inutile dirlo, ma non si può sempre sperare in madre natura per la risoluzione dei problemi di inquinamento. La pioggia può lavare l’aria fino ad un certo punto. Per il resto è l’uomo che ci deve mettere le mani.
L’inutilità sta nella tendenza umana a inquinare senza limiti. Quindi è come schiaffeggiare qualcuno con una folata di vento: non si ottiene nulla.
Si vorrebbe invece ottenere un risultato che dia valore aggiunto ad un ambiente, cittadino o meno.
Perché la vivibilità, scordandoselo abbondantemente, attira gente e quindi attira valore.
Se la gente può prosperare all’interno di una città o in un ambiente lavorativo, la gente accorre.
E’ lo stesso motivo, al contrario, per cui dall’Italia ci si allontana: non offre prospettive lavorative.
Quindi dare aria pulita ad una persona, oltre all’acqua e alla civiltà, sicuramente aiuta ad avvicinare quella persona ad un paese piuttosto che ad un altro.
Dovrebbero pensarci, certi governanti.

Pensiero numero ottantasei

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La notizia: E’ morto ieri notte Licio Gelli

Quando muore qualcuno, c’è una mancanza. Anche se si tratta di un nemico dell’ordine costituito, è una mancanza.
Il motivo è molto semplice. Perché se un nemico scompare, un altro può affacciarsi nella mancanza creata dal suo rivale.
E non è un fatto da sottovalutare.
Non si sa chi si affaccerà sulla scena dopo la morte di Gelli.
L’importante è che non faccia troppi danni irreparabili.
Del paese e delle sue istituzioni ce n’è un grande bisogno. Meno distruzione esiste, più si può rendere riparabile la situazione dopo i danni.

Pensiero numero ottantaquattro

Festival-di-Sanremo-2016

Ecco i venti big di Sanremo 2016

Si tratta di un conduttore che ha saputo costruire una squadra davvero ben funzionante tra regia e direzione musicale. Senza tralasciare le figure minori di una produzione televisiva.
Ha avuto e ha un grosso e grande successo tra gli spettatori.
E solitamente vige il proverbio “squadra che vince non si cambia”.
Ma dopo il risultato dell’altro anno, si può davvero sperare di fare meglio?
Controprogrammazione a parte, oggi l’offerta televisiva non è più la stessa ieri. Ma basta guardare anche solo all’anno passato. Sono nati nuovi modi di intrattenere un pubblico, visto che lo scopo primario di chi fa intrattenimento è fondamentalmente quello. E questi nuovi modi talvolta esulano la visione del DTV, cioè la televisione in chiaro.
Se non ci fossero i media che vanno a caccia delle canzoni e degli artisti e di tanto altro legato al Festival, la Rai a inizio anno dovrebbe inventarsi qualcos’altro per fare ascolto.

Pensiero numero ottantadue

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Giochi a premi: stop agli spot pubblicitari

La pubblicità è l’anima del commercio. Però in questo caso si può dire è che un tantino esagerato…
La salute delle persone la si può minacciare anche pubblicizzando il troppo cibo, se questo diventa il compensativo di insoddisfazioni personali. Ma almeno questo divieto, come azione per una maggiore salute pubblica, non è sbagliato.
Per tante categorie ci sarà una informazione di meno su qualcosa che si vede dappertutto. Ma per tante altre, che fuori da quegli orari, a volte, cercano ristoro per la propria inquietudine, non ci sarà altro che la vecchia normalità.
La notte, televisivamente e radiofonicamente parlando, è ricchissima di pubblico. Non vale per tutti il fatto di finire a letto come le galline, cioè alle 22 dell’emendamento. E proprio quelli possono essere i soggetti più delicati.
Non si tratta di dire che il gioco è sbagliato. E’ sbagliata l’educazione che se ne da. Principalmente da chi quei giochi li fabbrica, li tutela e li distribuisce.
Di certo gli esercenti singoli qualcosa fanno per non dilagare nella disperazione. Ma sono gocce nell’oceano. Ci vuole un fiume tumultuoso, in questo caso…

Pensiero numero ottantuno

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Nel Bhutan si punta a preservare foreste per sempre

Forse, tra tutto il vociare e chiacchierare e discorsare della Conferenza di Parigi, la voce del Re del Bhutan avrà lasciato un segno.
Quel buon esempio cercato da qualcuno.
Perché non si può negare che questo atto è una goccia nell’oceano. L’inquinamento mondiale è troppo grande per poter contare su un polmone verde di queste dimensioni.
Dovrebbe essere obbligatorio per ogni paese avere una quota di area verde all’interno dei propri confini.
Sarebbe un costo, per alcuni. Oltre che di manutenzione, anche di combattimento contro quell’esercito di piromani sempre pronti a fare tabula rasa ogni estate.

Chissà come mai non fanno abbastanza scandalo certi servizi televisivi di telegiornale dove si mostra la deforestazione da incendio.

Pensiero numero ottanta

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Intervista a Babbo Natale

Babbo Natale, come simbolo natalizio, è molto occidentale.
Infatti la sua figura si rifà a San Nicola, un vescovo del passato, che per aver riportato in vita dei bambini ebbe l’appellativo di “protettore dei bambini”.
E’ presente solo in alcune culture. Per tutte le altre le cose cambiano, a cominciare dal calendario delle festività.
Sarebbe curioso sapere a quanti appartenenti ad altre religioni, che vivono in occidente, il Natale piace come festività in senso pagano. In fondo, per un bambino, un nonno vestito di rosso non dovrebbe essere una traviatura dal proprio credo religioso. Ma non si sa mai…
E sarebbe altrettanto bello che, quest’anno Babbo Natale esaudisse anche quelle richieste, arrivate sicuramente, di tanti bambini che vorrebbero qualcosa per i bambini migranti. Magari anche solo un cioccolato caldo e un biscotto alla cannella. L’importante è che non ci sia della tristezza sul volto di tanti piccoli alla ricerca di un posto al sole per crescere in pace.

Pensiero numero settantasette

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Rapporto Censis: l’Italia di Renzi in continua attesa di cambiamento

La foto scelta per la notizia di oggi è abbastanza azzeccata vista la tendenza a rinchiudersi soli soletti nel proprio cellulare. Per il resto sarebbe stata necessaria una immagine dove si simboleggiasse l’acronimo inglese “Nimby” “Not in my back yard”. Che vuol dire non nel mio giardino.
Se ci siamo ridotti in questo modo, la colpa deve essere o di qualcuno o di qualcosa. O magari di tutti e due insieme.
Però più di parlare del problema, bisognerebbe stipulare una soluzione. Ci vorrebbe un segno che permetterebbe alla gente di togliersi il vecchio cappotto impolverato degli anni passati e provare ad indossare il piumino della modernità.
La parola egoismo risuona poderosa nel sunto che La Stampa fa del rapporto Censis. E insieme a lei la solitudine si fa sentire.
Magari il segno sarebbe che l’intero paese si sviluppa in avanti senza sentirsi risuonare titoli e meriti del passato. Come chi sta scrivendo questo articolo, conscio del fatto che domani è un altro giorno con cui riempire queste pagine di nuove idee, non si ferma al giorno precedente, anche se con un buon risultato.
Ogni giorno ha una opportunità da poter catturare. L’importante è non chiudersi in se stessi.

Pensiero numero settantasei

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Indagine Bankitalia: si è fermato il calo dei redditi

Molto probabilmente il sentore della statistica e quello della realtà stanno provando un brusco scollamento. Perché, anche se i consumi saranno più alti quest’anno, la povertà è ancora un grande spauracchio.
Forse lo spendere così elevato a Natale 2015 sarà semplicemente uno sfogo momentaneo. Prima del ricadere nel vortice dei sacrifici e dei caffè negati al bar e altrove.
Forse si è cercato di mettere evidenza il fattore più positivo con lo scopo di mettere in moto una spirale virtuosa, in cui potessero cascare i più repressi nello spendere.