Pensiero numero centoventiquattro

Raccontare una famiglia è il sogno di ogni scrittore. O per lo meno lo dovrebbe essere.
Perché? Perché la famiglia è il cardine di ogni storia.
Una domanda su tutte: un personaggio non è figlio o figlia di un padre e di una madre?
Andare alla fonte del proprio protagonista dovrebbe essere una aspirazione di uno scrittore.
E se non lo è non si capisce cosa voglia dire per lui scrivere.
Solo un nome fra i tanti: Giovanni Verga.
Lui con i suoi “Malavoglia” ha dato al futuro l’esempio di una famiglia del suo tempo, del suo presente. E mi piacerebbe capire quale scrittore non ambirebbe a raggiungere lo stesso traguardo: dare al futuro una famiglia del suo tempo.
Sotto un certo aspetto Federico Moccia c’è riuscito in questa missione. Perché partendo da una coppia di protagonisti ha delineato una sorta di famiglia di appartenenza che connota la vita di quei due protagonisti, babi e step.
Ce ne sono tanti, poco ma sicuro, di scrittori che ambiscono a far vivere la propria famiglia immaginaria all’interno di uno dei loro libri.
Una famiglia si trova sempre dentro un libro. E se non in senso tradizionale, in senso lato…

Pensiero numero centoquindici

La morte di un membro della cultura è sempre un colpo. Perché sparisce un pezzo di conoscenza.
Chissà come mai se si tratta di un cantante, dato che la musica è anche cultura, tutti a dire ci dispiace. Se si tratta di un letterato tutti, e solo loro, quelli che leggono libri corrono a comprare i suoi libri.
Sono due modi di affrontare la perdita di un soggetto che magari anche solo per un secondo ha fatto sognare.
E sotto sotto i ci dispiace per il cantante sono generici. Perché i suoi seguaci non faranno altro che piangere lacrime salate. Solo che non compreranno i suoi album, visto che per conoscerlo hanno sicuramente dato fondo al portafogli pur di averli.
E’ morto oggi un cantante che ha fatto epoca. E’ morto Prince, il cantante di Minneapolis.
Mi dispiace…

Pensiero numero centosette

A volte esistono delle cretinate che mandano in brodo di giuggiole…
E magari non ci se ne rende conto. Ma si finisce a sbavare per, alle volte, il vuoto pneumatico.
Si guardano artisti che fanno girare l’industria dello showbiz e si cerca di essere come loro.
Non che loro siano il vuoto pneumatico. Però quello che gli viene costruito intorno, pur essendo loro delle teste pensanti, li rende alla fin fine il demonio.
A cui menti giovanissime non sanno resistere e ne cercano l’emulazione.
I genitori devono forse preoccuparsi di tutto questo?
In fondo sono delle fasi: passano.
Come sono passati tutti gli artisti prima di loro…
Quello che fa la differenza è ciò che resta, al di fuori dell’effimero.
Se anche solo uno di quegli artisti ha fatto bene il proprio lavoro, non si è trattato di pura industrialità, ma di vera e propria cultura.

Pensiero numero novantasette

Una volta c’erano donne che sognavano una storia d’amore con un prete. Perché “Uccelli di Rovo” (La scheda Wikipediacompra qui il libro) impazzava nelle televisioni.
Oggi ci si ritrova un buon prete di provincia che ha sempre la parola giusta e non fa mai delle gaffe. Come invece succede ai preti e ai prelati, di cui la cronaca più o meno ufficiale riporta.
Chissà perché la via di mezzo la trovi solo nella tua chiesa. Li si possono trovare, più o meno, parroci che affrontano il proprio territorio e cercano di essere all’altezza dei loro parrocchiani.

Magari guardano pure loro il prete più famoso d’Italia, dopo Papa Francesco, su Raiuno…

La notizia © Corriere della Sera