Pensiero numero centosei

Non è un bel momento per il mondo dei migranti.
Adesso c’è gente che li odia, tutti loro.
E l’odio nasce dal fatto di essere gente che vuole una patria, anche se solo uno spicchietto di essa, che già appartiene ad altre persone. Le quali si vedono derubare il proprio posto al sole.
Hanno forzato una barriera di confine?
Si può dire di essere fortunati. Poteva capitare anche di peggio, che rompere una barriera di confine.
Ma però la barriera è rotta. E da adesso le cose saranno certamente diverse.
E’ finita la passività. E’ finito il rispetto delle regole.
Adesso basta, devono aver detto tra di loro.
Nessuno vuole morire, né in un campo profughi né altrove.
Ma per vivere, se necessario, il martirio non è una prospettiva da cancellare.
Essere il simbolo di una libertà conquistata: chi si fa avanti?
Certamente pochi. Quasi nessuno. Perché tutti hanno famiglia.
E poi già un bambino, sul mare, ha fatto il giro dei teleschermi…

Pensiero numero centocinque

Barriera tra Grecia e Macedonia abbattuta dai migranti

La stanchezza è davvero tanta. Sia da un lato sia dall’altro…
Un posto al sole è la conquista di chiunque oltre ad essere il titolo di una serie televisiva di discreto successo.
Ciascuno vuole essere felice, o per lo meno i propri cari se non lui.
Ma questo non significa che sia legittimo fare quello che hanno fatto i migranti, in questo caso.
Si è rotta la legittimità dei confini. Si è valicata la territorialità.
E sotto sotto ci si è rotti le scatole di vivere nel merdume che obbligatoriamente certi paesi accoglienti offrono, per la maggiore con sfinimento.
Da italiano non si può dire che si è stufi di essere un ghetto per determinate persone. Che vorrebbero soltanto un poco di felicità e sono “arrivate tardi”, rispetto a tanti altri soggetti a loro precedenti.
Non si riesce a capire da parte di altri paesi che si è al collasso, al caos più totale?
Che le procure e tutti gli organi preposti devono lasciar stare la propria gente per occuparsi dei migranti?
Se ci sentite, altri paesi, dateci una mano. Il possibile, non lo straordinario.
Si sa già che per i miracoli ci si deve attrezzare…