Pensiero numero centoventisette

Il pensiero di poter migliorare le cose a volte spaventa.
I cambiamenti sono qualcosa che non ha sempre buona accettazione. Perché ciascuno vorrebbe la sua vita sempre uguale, sempre identica. Se a qualcuno dopo tante decine di anni gli dici che la automobile non la può più portare, a parte l’età avanzata non verrà mai a patti con il suo essere qualcosa di diverso nella sua vita. Non accetterà mai di dover dire a se stesso che qualcosa considerato scontato nella sua vita dovrà essere modificato, cambiato.
Si può dire che il cambiamento è qualcosa di positivo? Non a priori. Perché per esempio il fatto di non poter mangiare per la povertà o di non poter fare quello che fanno gli altri perché tra le tante cose finisci su una sedia a rotelle non sono cose belle. E’ la soggettività dell’approccio non al cambiamento, ma alle conseguenze del cambiamento che trasforma cose definibili brutte in cose sottolineabili belle.
Basta guardare che persone non perfettamente integre nella propria umanità, cioè nella corporatura o nella possibilità dei cinque sensi, possono diventare degli atleti e gareggiare perfino alle olimpiadi. Che sono fatte solo per loro, ma non li relegano in una stanza a fare le ragnatele e a pensare di essere semplicemente un peso per la società.

Pensiero numero venti

Medici minacciano lo sciopero per il decreto “Esami inutili”

Chissà come mai, quando c’è da fare cassa si taglia la sanità secondo una logica che ogni volta si rinnova e si trasforma. Nulla c’è contro il Governo che è pagato per fare i nostri interessi. Ma nemmeno nulla contro i medici che non sbagliano a protestare contro la propria classe dirigente, che è anche la nostra, per le complicazioni a cui si va incontro quando non si hanno i mezzi adeguati per lavorare correttamente.
Si potrebbe pensare che un taglio come questo non sia tanto problematico. Ma lo si pensa perché si è in salute e buona costituzione, per usare una accezione medica. Quando si deve cominciare a fare controlli, e non si può perché la legge prevede che prima di arrivare ad un determinato esame, nel caso vincolante la guarigione, bisogna andare per gradi allora si vedrà quanto l’opinione pubblica è tranquilla. E quanto si darà addosso al Governo.
I medici, dal canto loro, anche se super-impegnati dai propri pazienti, potrebbero fare del puro mercantilismo al ribasso per la propria platea di pazienti. Come? Cercando convenzioni con il privato: garantendo una soglia di pazienti necessitanti l’esame, e quindi trattando a tavolino con il privato un prezzo di favore. A debiti conti fatti, questa sarebbe una cosa che per un verso allontana sempre più il pubblico dal paziente. Mentre invece per l’altro verso avvicina al privato e alla sua giungla di agevolazioni e tariffe se si è soci di una casa piuttosto che di un’altra. Ma alla fine porta avanti il carrozzone delle cure mediche, quando il pubblico tira i cordoni della borsa.

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