Pensiero numero centoventisette

Il pensiero di poter migliorare le cose a volte spaventa.
I cambiamenti sono qualcosa che non ha sempre buona accettazione. Perché ciascuno vorrebbe la sua vita sempre uguale, sempre identica. Se a qualcuno dopo tante decine di anni gli dici che la automobile non la può più portare, a parte l’età avanzata non verrà mai a patti con il suo essere qualcosa di diverso nella sua vita. Non accetterà mai di dover dire a se stesso che qualcosa considerato scontato nella sua vita dovrà essere modificato, cambiato.
Si può dire che il cambiamento è qualcosa di positivo? Non a priori. Perché per esempio il fatto di non poter mangiare per la povertà o di non poter fare quello che fanno gli altri perché tra le tante cose finisci su una sedia a rotelle non sono cose belle. E’ la soggettività dell’approccio non al cambiamento, ma alle conseguenze del cambiamento che trasforma cose definibili brutte in cose sottolineabili belle.
Basta guardare che persone non perfettamente integre nella propria umanità, cioè nella corporatura o nella possibilità dei cinque sensi, possono diventare degli atleti e gareggiare perfino alle olimpiadi. Che sono fatte solo per loro, ma non li relegano in una stanza a fare le ragnatele e a pensare di essere semplicemente un peso per la società.

Pensiero numero centodiciassette

Per un certo verso, anche i sindaci dovrebbero avere un decalogo ed una deontologia. Come i medici che giurano con il giuramento di Ippocrate.
Non c’è poi tanta differenza tra un dottore e un sindaco, sotto il profilo dell’essere un pubblico ufficiale.
Ma poi bisogna pensare alla città e non solo al sindaco. I cittadini dovrebbero avere qualcosa a cui appellarsi se il proprio sindaco manca al giuramento che fa verso i propri amministrati.

Bisognerebbe pensarla più a fondo.
Ma la base di partenza, subito nella discussione, è che il Leviatano può essere o meno sorpassato da qualcosa che agisca più efficacemente dell’assemblea dei cittadini.
E’ come se ci fosse la necessità di un controllo maggiore passo dopo passo. Per evitare quelle indecorose foto del neosindaco che si fa scortare in bicicletta da due vigili o non usi una auto del comune per i propri spostamenti.
E’ tutto ammirevole, ma non ha tutti i torti la candidata dei Cinque Stelle che mette l’amministrazione disastrata della città per cui si candida tra le priorità di azione.
La domanda adesso è: come agiranno gli altri candidati?
E poi: da chi dovrebbe partire l’input per un eventuale decalogo del buon sindaco?

Pensiero numero trentadue

Il traffico in Cina

Solamente un cretino può pensare di riempire il mondo della sua merce, perché sempre e comunque ci sarà qualcuno che accontenterà chi tu non accontenti con la tua merce.
Non si vuole con questo sconsigliare di essere dei capitalisti e degli industriali. Se io oggi ho un computer con cui scrivere questo pensiero, lo devo a tutta una filiera che parte da chi investe nell’industria elettronica e prima ancora guadagna soldi magari con quella.
La cosa che preoccupa, però, guardando la foto del link-notizia, a sua volta ripreso da un video messo in rete da La Repubblica, è semplicemente che si deve essere razionali nel fare mercato all’interno di un paese. Non si può pensare di vendere più auto di quanto una popolazione matematicamente possa sopportare.
Va bene la ricchezza. Ma non si può dimenticare l’intelligenza/furbizia di impiantare una serie di infrastrutture che possano essere magari un vanto per quella particolare amministrazione pubblica. C’è sempre un buon risvolto da una azione che cancella potenzialmente delle altre azioni, tra cui il piazzare della merce per fare ricco qualcuno. In quel caso fai ricco qualcun’altro.

Photo © www.terranauta.it

Pensiero numero ventitre

A rischio le auto di Polizia e Carabinieri italiane

Come si può permettere ad una dirigenza di fare certi trucchi con le macchine che producono? Non può essere tutto per mantenere uno standard economico e produttivo. Ci deve essere qualcos’altro che bolle in pentola.
E molto probabilmente il tutto sta nel fare in modo che un paese non perda la propria missione di faro illuminante del resto dell’Europa.
Quello che hanno ottenuto è stato diventare uno zimbello duro e puro. Non ci sarà più tutta quella voglia di assomigliare a quel paese, visto che per vendere le proprie macchine si truccano i risultati delle agenzie di controllo dei paesi dove queste macchine arrivano.
La cosa migliore che Angela Merkel può fare quale esponente politico del paese è farsi parte civile in un eventuale processo di class action che i siti di informazione ventilano verso l’ex ad Winterkorn.
Ma prima ancora, per quanto riguarda il paese Italia, c’è la vergogna delle Forze dell’Ordine di aver accettato, sicuramente senza saperlo, delle macchine truccate. Una volta esisteva la Fiat in Italia…