Pensiero numero sessantasette

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La domanda del lunedì

Il terrorismo fa paura. Purtroppo. Ma più che altro può far paura ai terroristi stessi, che alle volte tengono troppo alla loro vita per farsi saltare in aria.
Perché bisogna pensare, e tenere bene a mente, che un terrorista, tra le altre cose, è un uomo. Con pregi e difetti. Con forze e debolezze.
E sono soprattutto le debolezze quelle su cui agiscono le forze dell’ordine. Sono il grimaldello su cui fare leva per scongiurare dei danni eventualmente amplificati dai mezzi di comunicazione che, per carità fanno il loro dovere. Ma per qualche spettatore un poco guerrafondaio, o troppo amante delle armi, certe notizie non sono altro che lo stimolo per imbracciare un fucile e fare una guerra anche solo nel proprio quartiere. Alle volte, per la maggior parte, contro persone che non c’entrano nulla.
Evitare le notizie? Giammai. Sono certe volte proprio i telegiornali quelli che aiutano a capire. E soprattutto aiutano i terroristi infedeli, cioè quelli che non hanno fatto il loro dovere fino in fondo, a non perdere la bussola.
E magari a cadere in qualche trappola per catturarli….

Pensiero numero sessantaquattro

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Si progetta l’apertura dei controlli in area Schengen

Nel Blog di Matteo si è fatta una domanda precisa. Qui si vuole fare un passo diverso. E cioè andare a scavare dove maggiormente si pesca per costruire una trasmissione televisiva: in mezzo alla gente.
Quasi tutti hanno visto, in questi giorni, i cronisti dei programmi televisivi andare nei quartieri delle città dove la presenza di musulmani è maggiore e chiedere riguardo i fatti di Parigi.
Cosa c’entra questo con le frontiere? Un attimo di pazienza…
Per la maggiore viene fuori che, magari con un senso di selezione del materiale registrato, i terroristi hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. Cioè gli intervistati dichiarano dei concetti simili. Bisogna togliere gli italiani da questo insieme, dato che la risposta per la maggiore è fare giustizia dello straniero. Ma non è forse questo tipo di sentire comune che può aver influenzato chi ci governa?
Bisogna chiarire: non si tratta di una influenza diretta. Ma molto indiretta. Perché se un cittadino viene dipinto come il combattente che ogni giorno deve respingere l’avanzata dello straniero, allora si può ben pensare che è il momento di “abbassare la saracinesca”.
Naturalmente non si può chiudere e basta. Però qualcosa bisogna fare.
Come stanno facendo i governanti UE.
Non è sbagliato, dopo quello che è successo a Parigi il 13 novembre, fare delle ipotesi. Ma bisogna anche pensare al territorio, non solo ai confini. Si può fare la palizzata più alta del mondo per il proprio gregge. Se però il cane da guardia e il pastore non si capiscono, se il pastore gira lo sguardo al suo gregge, la palizzata non ha nessun senso, perché i lupi e le volpi troverebbero un modo per passare.

Pensiero numero sessantatré

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Caccia aperta agli attentatori di Parigi: blitz delle teste di cuoio

Non si può che ringraziare le teste di cuoio per il fatto di esistere. Loro fanno dei lavori sporchi di notevole portata. Che tante persone, anche se armate, non farebbero volentieri.
Quello che adesso resta da capire è se le teste di cuoio, a cui va ancora un sentito ringraziamento, diventeranno la normalità o se si potrà vivere tranquillamente con la Polizia che circola in divisa e non con il mitra spianato.
E’ indubbio che la sicurezza sia una priorità. Ma lo è anche la tranquillità. E soprattutto il non cadere in facili fanatismi militati per cui un paese deve sempre avere le antenne dritte con le Forze dell’Ordine in perenne assetto da battaglia.
E’ certamente una scommessa vinta quella di dire che esiste tanta gente che vuole andare liberamente in bicicletta o quant’altro senza dover sopportare il megafono che dice di tornare a casa propria.
E soprattutto è vinta la scommessa per cui, passata la prima facile arrabbiatura, siano diminuiti quelli col sangue bollente pronti a bombardare prima di un giusto assetto da battaglia. Che comporta tanto la militarità quanto la internettianità di quel combattere su questi canali fatto da tante “Tastiere pazze” in giro per il mondo. Non ci si vuole mettere la battaglia culturale necessaria per evitare razzismi di ogni sorta, ma la sicurezza comporta dei sacrifici per cui si da 30 alla cultura e 70 alla battaglia.