Pensiero numero centoquarantuno

Io faccio l’artista. Tu sei un artista. Loro sono artisti. Noi siamo artisti.
L’arte è di per se una dimensione molto aperta. Dove tutti possono entrare ma pochi possono rimanere.
La regina dell’arte offre a tutti una goccia del proprio sangue, per stringere il patto. Ma se tu di quel patto non sei vincolante, allora la goccia ti mangia l’anima fino in fondo, perché divora col fuoco sacro che arde dentro lo spirito.
La testimonianza maggiore che si può fare del patto è il lavoro, sempre e comunque, di quello che vuoi realizzare. Ma attenzione: non si può chiedere l’intervento della Fortuna. Perché lei è sorellastra della regina. E tra sorelle non si sopportano troppo.
Se la Fortuna bacia il tuo essere artista, l’invidia serpeggia tra tutti i pattuati. E sono dolori amari…

Pensiero numero centosette

A volte esistono delle cretinate che mandano in brodo di giuggiole…
E magari non ci se ne rende conto. Ma si finisce a sbavare per, alle volte, il vuoto pneumatico.
Si guardano artisti che fanno girare l’industria dello showbiz e si cerca di essere come loro.
Non che loro siano il vuoto pneumatico. Però quello che gli viene costruito intorno, pur essendo loro delle teste pensanti, li rende alla fin fine il demonio.
A cui menti giovanissime non sanno resistere e ne cercano l’emulazione.
I genitori devono forse preoccuparsi di tutto questo?
In fondo sono delle fasi: passano.
Come sono passati tutti gli artisti prima di loro…
Quello che fa la differenza è ciò che resta, al di fuori dell’effimero.
Se anche solo uno di quegli artisti ha fatto bene il proprio lavoro, non si è trattato di pura industrialità, ma di vera e propria cultura.