Pensiero numero settantasette

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Rapporto Censis: l’Italia di Renzi in continua attesa di cambiamento

La foto scelta per la notizia di oggi è abbastanza azzeccata vista la tendenza a rinchiudersi soli soletti nel proprio cellulare. Per il resto sarebbe stata necessaria una immagine dove si simboleggiasse l’acronimo inglese “Nimby” “Not in my back yard”. Che vuol dire non nel mio giardino.
Se ci siamo ridotti in questo modo, la colpa deve essere o di qualcuno o di qualcosa. O magari di tutti e due insieme.
Però più di parlare del problema, bisognerebbe stipulare una soluzione. Ci vorrebbe un segno che permetterebbe alla gente di togliersi il vecchio cappotto impolverato degli anni passati e provare ad indossare il piumino della modernità.
La parola egoismo risuona poderosa nel sunto che La Stampa fa del rapporto Censis. E insieme a lei la solitudine si fa sentire.
Magari il segno sarebbe che l’intero paese si sviluppa in avanti senza sentirsi risuonare titoli e meriti del passato. Come chi sta scrivendo questo articolo, conscio del fatto che domani è un altro giorno con cui riempire queste pagine di nuove idee, non si ferma al giorno precedente, anche se con un buon risultato.
Ogni giorno ha una opportunità da poter catturare. L’importante è non chiudersi in se stessi.

Pensiero numero settantasei

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Indagine Bankitalia: si è fermato il calo dei redditi

Molto probabilmente il sentore della statistica e quello della realtà stanno provando un brusco scollamento. Perché, anche se i consumi saranno più alti quest’anno, la povertà è ancora un grande spauracchio.
Forse lo spendere così elevato a Natale 2015 sarà semplicemente uno sfogo momentaneo. Prima del ricadere nel vortice dei sacrifici e dei caffè negati al bar e altrove.
Forse si è cercato di mettere evidenza il fattore più positivo con lo scopo di mettere in moto una spirale virtuosa, in cui potessero cascare i più repressi nello spendere.

Pensiero numero settantacinque

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Quanto costa un Pos per pagamenti carta ai negozianti

Chissà perché c’è tutta questa foga nell’andare a caccia dell’evasore. Soprattutto obbligando i commercianti a dotarsi di una macchinetta che fa si smerciare i propri prodotti, ma richiede tempo e pazienza per ottenere i soldi corrispettivi.
Non si può non sapere che per avere i soldi sborsati sul pos bisogna aspettare e poi aspettare. Con pazienza. Quando magari la pazienza i fornitori non ce l’hanno e il commerciante al dettaglio deve saldare qualcuno, se non l’affitto.
Tutti sanno come mai i soldi sono sempre più a nero. Tutti sanno, perfino chi ci governa, che la gente aggira le regole perché le regole non tutelano. Ma mangiano fino all’osso chi ha come precetto essere regolare.
Se non si mangiasse più del dovuto la parte sana e si offrissero più cose, più servizi, con le tasse pagate, magari un evasore di più sarebbe spinto a pagare il dovuto. E non si affiderebbe al contante per le proprie transazioni più del consentito.

Pensiero numero sessantacinque

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Stretta sul Trattato di Schengen

Non si può negare che uno scenario diverso non fosse prospettabile. Magari è meglio che vada in questo modo. Con una revisione di un trattato che, come tutte le leggi, ha un punto debole, il quale se scoperto è sfruttabile.
Bisogna però stare attenti che poi non si impedisca una corretta, più che libera, circolazione della cittadinanza. E la questione sta nei termini di, giustamente, gestire un controllo di chi circola nell’area Euro. Perché se è vero che ci possono essere dei terroristi che vanno fermati ed identificati, è vero anche che ci sono milioni di cittadini che, per lavoro o per svago, hanno bisogno di muoversi senza eccessivi impedimenti.
Detto più semplicemente: giusto il controllo ma no a frontiere modello Germania della Guerra Fredda.
Sta poi a chi ci governa valutare e soppesare, tanto nelle revisioni dei trattati quanto nello sguinzagliamento di forze dell’ordine. E soprattutto sta a chi ci governa capire che prima di tutto viene la testa delle persone. Che è quella parte di una popolazione ciò su cui bisogna intervenire. Che le bombe e la polizia super potenziata, storicamente e logicamente, non hanno mai fatto molti passi avanti nella cultura e nel comportamento di una civiltà.

Pensiero numero sessantaquattro

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Si progetta l’apertura dei controlli in area Schengen

Nel Blog di Matteo si è fatta una domanda precisa. Qui si vuole fare un passo diverso. E cioè andare a scavare dove maggiormente si pesca per costruire una trasmissione televisiva: in mezzo alla gente.
Quasi tutti hanno visto, in questi giorni, i cronisti dei programmi televisivi andare nei quartieri delle città dove la presenza di musulmani è maggiore e chiedere riguardo i fatti di Parigi.
Cosa c’entra questo con le frontiere? Un attimo di pazienza…
Per la maggiore viene fuori che, magari con un senso di selezione del materiale registrato, i terroristi hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. Cioè gli intervistati dichiarano dei concetti simili. Bisogna togliere gli italiani da questo insieme, dato che la risposta per la maggiore è fare giustizia dello straniero. Ma non è forse questo tipo di sentire comune che può aver influenzato chi ci governa?
Bisogna chiarire: non si tratta di una influenza diretta. Ma molto indiretta. Perché se un cittadino viene dipinto come il combattente che ogni giorno deve respingere l’avanzata dello straniero, allora si può ben pensare che è il momento di “abbassare la saracinesca”.
Naturalmente non si può chiudere e basta. Però qualcosa bisogna fare.
Come stanno facendo i governanti UE.
Non è sbagliato, dopo quello che è successo a Parigi il 13 novembre, fare delle ipotesi. Ma bisogna anche pensare al territorio, non solo ai confini. Si può fare la palizzata più alta del mondo per il proprio gregge. Se però il cane da guardia e il pastore non si capiscono, se il pastore gira lo sguardo al suo gregge, la palizzata non ha nessun senso, perché i lupi e le volpi troverebbero un modo per passare.

Pensiero numero cinquantanove

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Esperimento: lavorare senza mail

Alle volte, non ci si rende conto di quante mail talvolta si mandano quando non necessario. Sarebbe curioso se alle volte ci si scrive semplicemente per parlare con il proprio vicino di ufficio, al di là di una parete di vetro. Perché basterebbe solamente affacciarsi, aprire la bocca e dargli fiato. Ma non nel senso di parlare a sproposito, come soggiace a questo tipo di dicitura. Semplicemente rinfocolare il contatto umano, a volte messo da parte.
Di certo, come nelle possibili catene di S. Antonio di alcune mail, ci possono essere dei fraintendimenti. Dentro una mail, per il semplice detto che scripta manent al posto della parola volante, sono in un certo modo. Parlando verbalmente portano alla litigata. Ma la creatività, a volte, non ha origine da qualcosa di violento come una litigata sana e costruttiva, che fa capire chi hai davanti e fino a che punto tu possa ottenere qualcosa dall’altro? Questo è quello che molto probabilmente hanno provato i dipendenti della Gabel nel periodo sperimentale. E se tutti si sono rivelati soddisfatti allora si può asserire che litigare riesce dove il ragionare non arriva. Che lo scambio di idee, a volte violento, vale più della fredda binarietà di un insieme di zero e uno accodati uno dopo l’altro nelle mail.

Pensiero numero cinquantasei

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Intervista ad Andrè Glucksmann

Si può dire una cosa a prescindere di quello che un filosofo ha scritto: mancherà una mente pensante al mondo.
Se ne formano tante negli atenei universitari. Ma la mancanza è comunque qualcosa difficilmente rimpiazzabile.
Quel guizzo particolare. Quell’intuizione che può sbaragliare anche il più ostico degli intellettuali.
La domanda adesso è una sola: andrà a sfidare culturalmente il Padreterno o al massimo si metterà a discutere con Sant’Agostino e tutti i santi filosofi della cultura religiosa? Sempre che a causa di una parola di troppo non sia finito al Purgatorio o all’Inferno…

Pensiero numero cinquantaquattro

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Intervista a Francesca Dego

Quando non si è parte di un pubblico si è soggetti ad un pubblico. Ma non nel senso di essere privati che si rivolgono ad un pubblico. Nel senso di essere un soggetto pubblico che si rivolge ad un pubblico. Con delle regole di comportamento ben precise a cui lo sgarrare comporta una abbondante sanzione di allontanamento dal pubblico. Da quello a cui tu appartieni da dipendenza e che ti direbbe puoi andare a farti fot***e visto che tutti al mondo sono utili ma nessuno è indispensabile.
Forse nemmeno una grande esperienza può aiutare. E’ come se esistesse una magia per cui tu sei quello che sei per un pubblico e basta poco perché la magia finisca in un lampo. Beato chi riesce a stare sotto l’ombrello di questa magia…

Pensiero numero cinquantatre

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La dichiarazione del venerdì

La domanda che sorge abbondantemente spontanea è se il Papa avrebbe potuto fare diversamente. Il polverone gigantesco scatenato dai due libri incriminati è stato un poco un mettersi sull’attenti rispetto all’opinione pubblica. Che si aspetta della coerenza tra un Papa che porta la croce di argento per risparmiare e una schiera di cardinali che sembrerebbe facciano diversamente. E qui non c’entrano gli scandali sessuali: qui è gestione monetaria.
Il fatto poi che non si capisca quale dei due ha la maggioranza nella rilevanza dell’attenzione pubblica è altro affare. Qui bisognerebbe mettere un punto fermo e dare alla gente, ai fedeli che non cercano del grillismo ma della regolarità, la chiarezza di quello che succede a quella moneta che mettono nel cestino o quel bollettino che pagano alla posta.
Niente di più, niente di meno.
Basterà l’intervista di Papa Francesco a mettere il famoso punto fermo?