Pensiero numero centoventisette

Il pensiero di poter migliorare le cose a volte spaventa.
I cambiamenti sono qualcosa che non ha sempre buona accettazione. Perché ciascuno vorrebbe la sua vita sempre uguale, sempre identica. Se a qualcuno dopo tante decine di anni gli dici che la automobile non la può più portare, a parte l’età avanzata non verrà mai a patti con il suo essere qualcosa di diverso nella sua vita. Non accetterà mai di dover dire a se stesso che qualcosa considerato scontato nella sua vita dovrà essere modificato, cambiato.
Si può dire che il cambiamento è qualcosa di positivo? Non a priori. Perché per esempio il fatto di non poter mangiare per la povertà o di non poter fare quello che fanno gli altri perché tra le tante cose finisci su una sedia a rotelle non sono cose belle. E’ la soggettività dell’approccio non al cambiamento, ma alle conseguenze del cambiamento che trasforma cose definibili brutte in cose sottolineabili belle.
Basta guardare che persone non perfettamente integre nella propria umanità, cioè nella corporatura o nella possibilità dei cinque sensi, possono diventare degli atleti e gareggiare perfino alle olimpiadi. Che sono fatte solo per loro, ma non li relegano in una stanza a fare le ragnatele e a pensare di essere semplicemente un peso per la società.

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