Pensiero numero settantanove

Defending_the_Polish_banner_at_Chocim,_by_Juliusz_Kossak,_1892
San Pietro: oltre duemila agenti e metal detector per il Giubileo

Sicuramente, anche se non bisogna abbassare la guardia, l’Isis sarebbe uno sciocco a far saltare una polveriera tanto grande quanto quella del Vaticano.
Il motivo è presto detto: i pellegrini in viaggio sono anche cittadini extra-italiani, arrivando perfino a dire extra-europei.
Colpire il cuore della cristianità, magari colpendo il Papa o il Papa emerito, non sarebbe altro che scatenar un vespaio fuori dalla portata di un Isis piccolo, anche se in espansione. Significherebbe lanciarsi addosso troppi paesi del mondo, che non dovrebbero fare propaganda come fa l’Isis per motivare i propri uomini, bastando i conterranei morti. E pur con tutte le celle terroristiche dormienti possibili, la gente, compreso chi sta scrivendo – che dalla battaglia culturale ci metterebbe un secondo, o meno, a cambiare idea, si scaglierebbe contro tutto quell’Islam che gli vive in casa e farebbe tabula rasa.
A questo punto della questione, le cose da fare sono due, di cui una da far fare: o l’Islam civile, se così lo si può chiamare, fa una sana rigettata di tutta quella gente che infanga il loro Dio con un uso strumentale della religione, oppure si innescherebbe una serie di guerre civili troppo dispendiose per tutti i fronti che le combatterebbero. E li si aprirebbero davvero le danze.
Per togliere di mezzo il problema a livello mondiale basterebbe poco, da parte di tutti gli interessati. Evitando magari una guerra generale senza motivo. O delle guerre intestine senza ne capo ne coda, visto che si tratterebbe di gente combattente assolutamente volenterosa di vivere la propria vita e basta.

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