Pensiero numero cinquantanove

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Esperimento: lavorare senza mail

Alle volte, non ci si rende conto di quante mail talvolta si mandano quando non necessario. Sarebbe curioso se alle volte ci si scrive semplicemente per parlare con il proprio vicino di ufficio, al di là di una parete di vetro. Perché basterebbe solamente affacciarsi, aprire la bocca e dargli fiato. Ma non nel senso di parlare a sproposito, come soggiace a questo tipo di dicitura. Semplicemente rinfocolare il contatto umano, a volte messo da parte.
Di certo, come nelle possibili catene di S. Antonio di alcune mail, ci possono essere dei fraintendimenti. Dentro una mail, per il semplice detto che scripta manent al posto della parola volante, sono in un certo modo. Parlando verbalmente portano alla litigata. Ma la creatività, a volte, non ha origine da qualcosa di violento come una litigata sana e costruttiva, che fa capire chi hai davanti e fino a che punto tu possa ottenere qualcosa dall’altro? Questo è quello che molto probabilmente hanno provato i dipendenti della Gabel nel periodo sperimentale. E se tutti si sono rivelati soddisfatti allora si può asserire che litigare riesce dove il ragionare non arriva. Che lo scambio di idee, a volte violento, vale più della fredda binarietà di un insieme di zero e uno accodati uno dopo l’altro nelle mail.

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